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Un pensiero su un pensiero sul Linux Day venerdì 16 novembre 2012

Posted by andy in FLOSS, Internet e società.
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Il 27 Ottobre si è tenuto il LinuxDay 2012.

Uno degli obiettivi dell’evento è da sempre quello di diffondere la conoscenza su Linux, ed in senso più ampio, del software libero.

Ho tuttavia letto commenti di partecipanti (persone assai specializzate, dette anche geek, guru, o altro) piuttosto deluse, e non dalla qualità, o tecnicità, o professionalità delle sessioni e dei contenuti, quanto dal fatto che sono stati troppo orientati agli specialisti del settore, e troppo poco agli utenti finali.

La lamentela riguarda il fatto che orientando i contenuti ad una elite, si perdono di vista gli utenti comuni, ed un ultima analisi, si tradisce l’obiettivo dell’evento.

Ecco qualche mia idea per l’evento dell’anno prossimo:

Primo: finalmente la legge impone a tutte le PA l’utilizzo OBBLIGATORIO di software libero, a meno di giustificatissimi e motivatissime esigenze; perché non pensare a qualche sessione dedicata a presentare l’utilizzo del software libero in un normale contesto lavorativo per la PA? Pensate alla scuola, agli uffici, etc.

Ovviamente senza tecnicismi: semplicemente dimostrare operativamente ai partecipanti l’utilizzo quotidiano di sistemi liberi per fare quelle che sono il 99% delle attività quotidiane: autenticazione dell’utente, navigazione, e-mail, ascoltare musica, consultare documenti, word processing, gestire fogli di calcolo, etc.
Giusto per dimostrare come si possa familiarizzare in poco tempo con un sistema che consente di fare ciò che si fà quotidianamente, ma senza pesare sulle tasche di tutti i cittadini con costi di licenze e contratti di assistenza ed upgrade obbligatori.

Secondo: presentare (al fine di promuovere) le certificazioni specifiche del mondo FLOSS, e l’ecosistema di persone ed aziende che in questo know how credono ed investono.
Lo scopo è sia quello di far capire che non si è soli se si decide di intraprendere questo percorso (e lo si DEVE intraprendere, per legge), sia di dare visibilità al mondo dei professionisti e delle aziende che possono dare supporto qualificato.

Terzo, dedicato ai ‘tecnici’ del settore, ovverosia a quelle persone che, volenti o nolenti, si trovano costrette ad implementare ed a gestire infrastrutture ICT, ed al loro management.
È fondamentale far capire che FLOSS non significa budget = 0; i costi di implementazione e di conduzione delle infrastrutture rimangono; ciò su cui si risparmia sono i costi di licenza (moltiplicati per una base di utenti spesso molto vasta), e sui costi di upgrade obbligatorio (e spesso di rinnovo forzato dell’hardware, a causa dei requisiti sempre più elevati delle nuove release del software.
Mi sento di raccomandare un intervento dedicato alla valutazione della spesa ricorrente in licenze software, sia a livello di singola struttura che a livelo nazionale, in modo da dare dei numeri concreti sia a chi ogni giorno diventa matto a far quadrare il bilancio, sia ad ogni cittadino, che può farsi un’idea di quante delle proprie tasse vengono girate ad aziende (principalmente straniere) per la prigrizia individuale di non voler provare qualcosa di nuovo.

Quarto: forse vale la pena dedicare un po’ di tempo all’analisi delle tipiche applicazioni che vengono realizzate nella PA per aumentare la produttività, e le implicazioni legate all’utilizzo di linguaggi, ambienti e piattaforme proprietarie, rispetto ai corrispondenti liberi.

In conclusione, è mia idea che al fine di promuovere l’adozione del software libero presso l’utente comune, è fondamentale lasciare i panni dello specialista, guru, smanettore, geek, etc. etc. etc., per indossare quelli dell’utente che dovrà, attivamente o passivamente, adeguarsi ad un mondo di software sempre più libero.

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È possibile oggi avere un’azienda completamente “open source”? giovedì 2 dicembre 2010

Posted by andy in Internet e società.
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In molti oggi si chiedono se oggi sia possibile che un’azienda si poggi completamente su software open source per gestire il proprio business. Con business intendo produttivo o di servizi non informatici.
Occorrenaturalmente premettere che ‘open source’ (o meglio FLOSS), non implica il concetto di gratuità, né il concetto del ragazzino smanettone che sviluppa la notte chiuso in un garage.

Sono conscio che oggi al massimo ci sono pezzi di open source qua e là, ma nessuna azienda è completamente basata su software libero (almeno per quanto è di mia conoscenza).

Tuttavia è vero che tutte le esigenze trasfersali sono ormaicoperte da software libero.

Cosa limita allora l’adozione del software libero nelle realtà produttive?

Manca sicuramente un fattore culturale che chiarisca alle persone che i soldi possono essere spesi in vari modi:

  • il modello tradizionale (software proprietario) obbliga a ‘scucire’ periodicamente dei denari per fare l’upgrade del software; tale upgrade non cambia sostanzialmente le cose in azienda; è una specie di tassa periodica da pagare; oltre a questo occorre comunque pagare i costi di assistenza, conduzione ed integrazione; in aggiunta, si è legati al produttore del software (lock-in) per cui questo può fare i prezzi che vule, non esistendo concorrenza;
  • il modello basato su software libero non taglia ovviamente i costi di conduzione ed integrazione, ma elimina i costi di licenza ed upgrade, e lascia libertà sulla scelta di come gestire i costi di assistenza ed integrazione, sia gestendoli ‘in house’, sia appaltandoli all’esterno all’azienda (o anche più aziende) preferite e/o più economiche.

Mancano, a mio avviso, due cose:

  1. un fattore culturale delle aziende che accettino il nuovo modello di business per cui può convenire pagare lo sviluppo di un modulo (o la correzione di un bug) – cosa che va a beneficio di tutti, e quindi anche dei concorrenti, ricevendo tuttavia il corrispondente beneficio dagli altri; (ovviamente il sostenere uno sviluppo si può realizzare anche pagando solo una quota: quando lo sviuppatore trova un budget adeguato a coprire i costi, procede con la realizzazione);
  2. una (o più) società che forniscano la soluzione completa: ad oggi troviamo quelli specializzati nel gestionale, quelli che si occupano del sito web, etc.;  sostanzialmente manca l’office in a box, con un unico referente per tutto.

FLOSS e investimenti nello sviluppo … nella PA e nelle grandi aziende mercoledì 30 dicembre 2009

Posted by andy in Internet e società.
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Dal 2005 ad oggi, Vienna, così come Monaco di Baviera, ha installato Linux e altri software a codice aperto su oltre 10mila PC attivi presso uffici comunali ed enti pubblici.

Dopo un recente riesame di questa importante esperienza si osserva tuttavia che la municipalità non se la sente di bandire definitivamente il software proprietario dai propri uffici.

E con questa notizia si è aperto l’ennesimo scontro tra i sostenitori del software libero e di quello proprietario, ed entrambi i gruppi stanno sbagliando, facendo una guerra di religione, invece che andando ad apprezzare i vantaggi dell’uno e dell’altro.

Una delle lamentele riguarda il fatto che occorre per forza comperare ed installare Windows in quanto il software adottato dalla PA gira soltanto su tale sistema operativo.

… e investire nello sviluppo delle applicazioni attualmente disponibili soltanto per Windows?

La gente tende a dimenticare che il sistema operativo (Windows, Linux, OSX, e chi più ne ha, più ne metta …) è soltanto una ‘propaggine’ dell’hardware destinata a consentire l’interazione tra l’utente e l’hardware stesso.

Pur riconoscendo che possono esistere contesti in cui il sistema operativo fà la differenza, questo vale soltanto per applicazioni molto particolari.
Nella realtà comune, e specificamente in quella della P.A., il computer viene sostanzialmente utilizzato soltanto per accedere ad Internet (posta, browser, …) e per fare office automation (documenti, fogli elettronici, più raramente presentazioni …).

Soprattutto per le applicazioni trasversali (gestionali, etc.) che sono condivisi ed utilizzati da più realtà (software di gestione del Comune, del Catasto, dell’anagrafe, etc. …) se tutti gli enti utilizzatori destinassero il budget che sono costretti a spendere per continuare a coperare sistemi operativi proprietari nel finanziare la migrazione delle applicazioni verso contesti aperti, avrebbero una prospettiva di risparmio nel medio e lungo termine veramente notevole.

Inoltre, tali denari costituirebbero un incentivo all’innovazione ed allo sviluppo delle aziende locali, invece che tradursi nell’ennesima esportazione di capitali nazionali ed europei verso le casse statunitensi …

Adottare il FLOSS nella PA e nelle grandi aziende mercoledì 30 dicembre 2009

Posted by andy in Internet e società, Miglioramento.
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La lotta tra il software libero e quello proprietario si fonda ancora oggi su pregiudizi che sono controproducenti sia al primo che al secondo.
Le guerre di religione fanno perdere di vista l’obiettivo, rinunciando ai benefici dell’uno e dell’altro.

Senza la presunzione di voler essere esaustivo, considero in questo articolo un particolare aspetto relativo all’adozione o meno di software libero (FLOSS) nelle grandi realtà (P.A. e grandi aziende).

Non che le considerazioni non si applichino a realtà più piccole, ma i numeri sono meno importanti e quindi meno significativi ai fini del ragionamento che intendo presentare.

Le ragioni con cui si tende a sostenere l’acquisto di software proprietario sono molte, ma in generale non sono oggettivamente correlate ad una reale valutazione dell’effettiva necessità.

Non metto in dubbio che Office della MS sia più evoluto, etc. etc. etc., ma il 99% degli utenti non utilizza il 99% delle funzioni non disponibili in prodotti liberi.

In pratica chi è responsabile dei sistemi dovrebbe iniziare a ragionare ed a chiedersi quali utenti e quali servizi aziendali realmente necessitino di un software più evoluto (suite di office, di CAD, etc.) tali da richiedere un software specifico.

In questo modo risulterebbe possibile concentrare gli investimenti là dove servono, invece che sprecarli a pioggia su tutti gli utenti indistintamente.

Dal punto di vista commerciale questo approccio avrebbe un ulteriore vantaggio, in quanto si premierebbe la Qualità del software proprietario, che potrebbe essere venduto a cifre superiori (anche molto) per unità.

Tanto per fare un esempio concreto, in una grande azienda si può dare OpenOffice a tutte le segreterie, ma dare prodotti commerciali evoluti ai grafici, all’editoria, etc. predisponendo workstation ben carrozzate, invece che essere costretti a comperare dei super-computer anche alla segretaria che più che scrivere lettere e leggere le e-mail non fà, soltanto perché il sistema operativo vuole hardware dell’ultima generazione e disco e RAM da fantascienza soltanto per farci gli effetti (sceno)grafici.

In questo modo non ci si trova poi a dover piangere miseria quando un grafico si lamenta dell’esiguità della memoria e della CPU del proprio PC.

E giusto per fare contenti i top manager (vedi anche legge sul copyright e 231/2001) si avrebbero un mare di preoccupazioni in meno per la continua necessità di censire le licenze del software installato, per scoprire che, chissà come, ce n’è sempre qualcuna non autorizzata …

A compendio di quanto detto sopra, osservo come la gente tenda a dimenticare che il sistema operativo (Windows, Linux, OSX, e chi più ne ha, più ne metta …) è soltanto una ‘propaggine’ dell’hardware destinata a consentire l’interazione tra l’utente e l’hardware stesso.

Un grave errore che viene oggi fatto (un po’ per ignoranza e un po’ per l’indisponibilità di alcuni importanti prodotti su piattaforme libere) è di condizionare la scelta del sistema operativo al software che si vuole utilizzare, o peggio, pensare che S.O. e software siano due entità inscindibili.

The Open Source as a new business opportunity giovedì 28 maggio 2009

Posted by andy in airport ICT technology, Etica, Internet e società, Progetti.
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I’ve been describing in a forum an opportunity to design competitive open source information systems for airports and airlines, and someone replied that, being basically a nice idea, it has a ‘but’.

He confirms to me that the old business model supporters have real difficulties in facing the market with this new approach.

It seems strange, because there is a number of flourishing open source companies in the  world, making business, earning money, and offering interesting products and services.

And here is my ‘but’.
I strongly believe that the open source approach is the future for the software (and not only; the same for CC licenses, etc.).
It is just that the business model that is different from the traditional ones.
As an example, just check for ReddHat, MySQL, etc.

In the past all the companies focused their business on the large customers, those with money to spend.
But such customers are not many, and now also they have to face a different market, low cost airlines, the worldwide crisis, etc.

In addition, I always tried to develop innovative projects, for my satisfaction and my pockets,but not only that.
I think we can develop such things doing something good and useful for the markets that don’t have great opportunities.

I believe that money flies, and if you want to create business opportunities somewhere, you need an aircraft flying there.
Not many people likes to spend more than few hours of travel to make business.

The open approach creates opportunities.
Added value software modules and services are the revenue-making opportunity.

I have a long experience in designing innovative airport information systems around the wolrd, and I have a number of ideas that can be useful to the market, but that cannot easily be ‘digested’ by traditional and conservative business.