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Spettacolare! Ecco il diritto all’oblio (alla -1)! venerdì 30 maggio 2014

Posted by andy in privacy.
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Leggo la notizia dell’apertura di Google al diritto all’oblio.

Ovviamente non poteva rifiutare un trattamento delle informazioni degli utenti conforme alla normativa europea, pena l’essere sfrattata dai territori dell’unione.

Gli aspetti che hanno dello sensazionale direi che sono due:

  1. Google rimuoverà i collegamenti indesiderati (occorre quindi elencarli tutti), ma non parla di rimuovere i contenuti;
  2. per rimuovere tali collegamenti, Google si farà dare una serie di informazioni che ancora non possiede:
    • le proprie generalità reali (così potrà associare gli account, anche non identificativi, a delle identità reali);
    • una copia CHIARA E LEGGIBILE del documento di identità (così lo potrà associare alla nostra identità in Rete, ormai non più pseudonima);
    • nel caso si agisca per conto di un terzo, verrà stabilita una relazione di autorità legale tra richiedente e titolare delle pagine da rimuovere;
    • per ogni URL, dovrà essere fornita una chiara motivazione, di fatto aggiungendo un livello semantico al contenuto;

NOTA: il documento d’identità verrà rimosso dopo un mese dopo la chiusura della pratica, << a meno dei casi previsti dalla legge>>

Qui il modulo di richiesta: https://support.google.com/legal/contact/lr_eudpa?product=websearch

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Anche ENISA affronta il complesso tema dell’oblio digitale giovedì 22 novembre 2012

Posted by andy in Etica, Internet e società.
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Anche l’ENISA (European Network and Information Security Agency) ha avviato il dibattito sulla spinosa questione del diritto all’oblio in Europa.

Il tema viene ricondotto al concetto di ‘scadenza dei dati’. Ovviamente si parla di dati personali, e non di dati qualunque.

Provo a trasporre la questione nel mondo concoreto: il latte scade; lo si capisce perché con il tempo cambia la sua natura, e se lo beviamo, stiamo male.
Vorrei definire questo approccio come ‘passivo’; un approccio attivo lo avrei se cercassi di far bere a qualcuno del latte scaduto, o almeno lo commercializzassi (falsificando la data di scadenza sulla confezione).

Ed ora veniamo ai dati: quando consultare un dato può farmi male (approccio passivo)? È difficile immaginare una situazione in cui si possa venire inconsapevolmente a contatto con informazioni personali che possano ‘farci male’.
È invece vero che posso fare del male a qualcuno divulgando un’informazione, soprattutto se decontestualizzata; in pratica posso incorrere (tra l’altro) nel reato di diffamazione.

E mi viene da chiedermi: il ‘dato’ relativo al fatto che la signora XY ha ucciso dei bambini, quando scade? È corretto far sparire questa informazione, tenendo conto che questa signora potrebbe offrirsi come baby sitter per i miei figli?

È vero che si può obliare sull’informazione che il sig. XYZ ha rubato una mela in gioventù, se non ha poi commesso più reati per il resto della sua vita.
Ma se invece ha proseguito a rubare mele (o altro) in seguito? Del primo potrei fidarmi, ma del secondo?

In sostanza, quanto vi fidereste voi di persone che non hanno storia, o di cui comunque vi resta il dubbio che le informazioni che potere trovare in rete siano solo parziali, filtrate e censurate?

E non sarebbe una grave discriminazione il fatto che persone che non hanno commesso reati abbiano il diritto di avere in Rete una immagine completa di sé stessi, mentre altre debbano convivere con dei ‘buchi mnemonici’ della Rete?

Un estremista può essere orgoglioso dei propri trascorsi da contestatore: a che titolo qualcuno può privarlo della sua storia in Rete?

È vero che si parla del diritto della persona di richiedere l’oblio per particolari informazioni, e non di un obbligo di legge di applicare un’etichetta con la scadenza di ogni informazione in Rete.

 

È fondamentale ricordarsi che al diritto di qualcuno, corrisponde sempre il dovere di qualcun altro.

Se io ho il diritto all’oblio, tutti coloro che trattano i miei dati hanno il dovere di rimuovere cio che desidero (anzi, no, devo dire ‘voglio’, visto che ne ho il diritto).

E lo devono fare indipendentemente da problemi tecnici ed economici.
Rimuovere un dato non significa semplicemente cassare una voce da un indice: significa invece andare anche a rimuoverne ogni copia conservata su sistemi mirror, su backup, andando a riaprire database, rimuovendo record, ricostruendo backup, e distruggendo i vecchi supporti, etc. etc. etc.

Insomma, è importantissimo identificare, riconoscere e formalizzare diritti inalienabili, ma occorre anche chiedersi se la cosa sia fattibile oppure no.
Anche perché andiamo anche a limitare la libertà di informazione ed al diritti di informazione riconosciuti costituzionalmente.

Il tema è talmente nuovo e complesso che porta ad avere tanti pareri, spesso molto discordanti, e problemi tecnici e legislativi ancora impensabili ed inesplorati da affrontare.

Insomma, è un ottimo spunto di discussione ed approfondimento

Ad Internet noi interessiamo? mercoledì 13 giugno 2012

Posted by andy in Futurologia, Internet e società.
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Internet oggi è per noi uno strumento al nostro servizio; sostanzialmente, ci consente di comunicare in modo pervasivo.

Ma Internet fa anche un’altra cosa, forse meno evidente, ma incredibilmente importante: ricorda.

Internet ricorda per noi, e non solo per noi; Internet ricorda tutto.

E questi due aspetti della Rete stanno divenendo così importanti che nascono e si sviluppano continuamente comitati, organizzazioni ed istituzioni preposte al suo studio ed alla sua regolamentazione, per stabilire cosa può circolare e cosa no, cosa può essere ricordato, e per quanto.

La memoria di Internet ha portato a questioni come quella del diritto all’oblio.

Ci si iniziano a porre questioni etiche come quella relativa all’ereditabilità delle informazioni pubblicate in Rete: ciò che scrivo e lascio in Rete (e soprattutto ciò che scrivo ma mantengo riservato) può essere ereditato dai miei figli?

Da una parte, appare naturale che ciò che è mio privato debba appartenere e rimanere soltanto nella mia sfera personale e privata.

D’altra parte, anche in un passato recente, quante volte opere inedite sono state date alle stampe postume, contro la volontà dell’autore?

Ma la questione che voglio porre in questo post è un’altra: ad Internet tutta questa informazione interessa? Le può in qualche modo servire?

Ad Internet può interessare ricordarsi la storia del mondo, del fatto che sono esistiti e si sono estinti i dinosauri, e che persone più o meno grandi hanno detto e pensato determinate cose?

A noi la storia occorre per comprendere il passato e per poter progettare un futuro migliore (o almeno così dovrebbe essere), ma alla Rete?

Quando la Rete sarà autonoma ed autocosciente, cosa se ne farà della nostra storia?

La nostra memoria costa risorse, spazio ed energia: avrà ancora senso conservarla in un prossimo futuro?

Agli iPosteri l’ardua sentenza …

Diritto all’oblio – prima e, soprattutto, dopo martedì 5 giugno 2012

Posted by andy in Etica, Internet e società.
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Sul diritto all’oblio si è detto molto, e la questione è ancora aperta.

Volendo riassumere in poche parole, si disquisisce sul fatto che sia corretto o meno, e se sia un diritto o meno, il consentire di rimuovere da Internet, in modo irreversibile, informazioni sulle persone che i proprietari ritengono lesive della propria immagine, dopo un ragionevole periodo di tempo.

In effetti, Internet può trasformarsi in una ‘fedina penale’ che non può, ad oggi, essere ripulita nonostante si sia scontata qualsiasi pena.

Ma questo vale per i vivi e per la loro reputazione digitale.

Ma dopo la morte? Il diritto all’oblio resta un diritto del defunto?

Pongo quindi la seguente questione: le informazioni pubblicate da una persona possono essere ereditate al momento della sua morte?

Se nelle mie ultime volontà disponessi la rimozione di tutti i contenuti che mi riguardano, questso diritto dovrebbe essere applicato anche dai miei posteri, anche contro la loro volontà, contro il diritto di cronaca, contro il diritto alla memoria degli altri?

In sostanza, il mio io digitale deve morire con me, o può essere reclamato (ed anche posseduto) dai miei eredi?

Ed in questo caso, i miei eredi possono reclamare le mie password per accedere ai miei contenuti ancora non divulgati (OK, questa è un’altra questione: si tratta di decidere se considerare o meno i miei contenuti in rete, anche se protetti, come un valore ereditabile, alla stregua di un manoscritto inedito).

Richiedere (o forzare) le mie password dopo la mia morte dovrebbe essere considerato come una violazione della mia privacy? E di conseguenza, viene da chiedersi: un morto ha diritto alla privacy tanto e quanto i vivi?