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La disinformazione per tentare ancora di nascondere i problemi reali domenica 1 dicembre 2013

Posted by andy in Miglioramento, Politica.
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Le televisioni e la stampa continuano a portarci in giro, cercando di distrarre l’attenzione pubblica dai problemi reali.

Per tanti anni ci hanno fatto immaginare un futuro con fiumi di latte e miele, grazie all’esibizione delle grazie di bellissime fanciulle ed a fiumi di denaro regalati mediante giochi a premi di ogni sorta.

L’Italia non cambierà fino a che gli italiani non accetteranno le responsabilità.
Oneri ed onori: stipendi più alti devono implicare responsabilità e rischi più grandi, e viceversa: alle persone che investono e rischiano di più devono essere riconosciuti stipendi più alti.

Altro aspetto su cui occorre puntare è il senso della misura: non è giustificabile il fatto che persone con meno responsabilità ricevano stipendi superiori a coloro che li coordinano.

Parlando poi di buon senso, non è giustificabile che esistano persone che ricoprono decine di incarichi apicali, e che quindi non abbiano materialmente il tempo per dedicare più di una decina di giornate all’anno ad ogni incarico, ricevendo tuttavia emolumenti superiori a chi vi dedica tutto il proprio anno lavorativo ed i propri straordinari.

Altro aspetto ormai inaccettabile è quello delle ‘buone uscite’ con cifre da capogiro, nonostante l’operato del dimissionario abbia peggiorato le condizioni dell’ente o dell’azienda: riconoscimenti e provvigioni non dovrebbero mai essere legati al venduto o al fatturato, ma all’utile procurato.

D’altra parte da troppo tempo gli italiani si sono abituati a vendere il proprio voto, in alcuni luoghi per 50 Euro, in altri per non pagare l’IMU, in altri per il condono o per l’indulto, in altri per il posto di lavoro garantito senza alcun controllo sul proprio operato.
150 anni fa eravamo un agglomerato di regni, ducati, primcipati e piccole repubbliche, di corporazioni e notai, e ad oggi non abbiamo ancora trovato un’identità nazionale per cui i cittadini siano riusciti a comprendere il valore del bene comune.

C’è di buono che oggi sono finiti i soldi, e l’Euro ci impedisce di stampare ulteriore carta moneta, facendo ulteriori debiti all’insaputa dei cittadini: è arrivato il tempo di far quadrare realmente i bilanci dello stato.

Si cerca ancora di distrarre l’attenzione pubblica dai problemi reali, ma ormai i cittadini non possono più ignorare il bilancio familiare a fine mese.
Un aspetto degno di nota che vedo è che nella crisi e nelle difficoltà tante persone si rimboccano le maniche e si sforzano di aiutare gli altri, senza aspettare che ‘lo Stato provveda’.

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L’Italia a ‘conduzione familiare’ giovedì 24 novembre 2011

Posted by andy in vita quotidiana.
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Lungi da me l’idea di occuparmi di politica in questo blog, ma negli ultimi mesi ho sentito tanti commenti sull’attuale situazione politico-economico dell’Italia che ritengo a dir poco assurdi (per la verità, la quasi totalità).

Vedo una classe politica e giornalistica vecchia, che tenta ancora di mantenere un proprio spazio e di giustificare la propria esistenza dietro a montagne di parole ed elucubrazioni di socio-economia mondiale, di poteri occulti, etc. etc. etc.

Pochi, o per la verità quasi nessuno, ha provato ad affrontare la questione in modo più semplice e realista, e con parole comprensibili ai cittadini.

Ho sentito parlare di ‘governo delle banche’, di poteri occulti, di attacchi alle economie, di fondi occulti che aggrediscono le economie nazionali attraverso attacchi speculativi …

La cosa invece è molto più semplice, e proverò qui a darne una mia interpretazione, utilizzando parallelismi tra l’Italia e la famiglia o una piccola azienda, tutte realtà la cui gestione è facilmente comprensibile ai più.

Proviamo ad immaginare l’Italia come una normale famiglia: cosa è accaduto negli ultimi decenni? È semplice: la famiglia ha iniziato a spendere più di quanto portava a casa con gli stipendi dei suoi componenti (i cittadini), ed ha quindi fatto ricorso alle banche per chiedere dei prestiti (BOT, etc.), impegnandosi a restituire il prestito con i relativi interessi.

Ma con questo la famiglia non ha utilizzato il denaro chiesto in prestito per rimettersi in sesto: ha invece continuato a sperperare (anche il denaro chiesto in prestito), per cui quanto è arrivato il momento di tornare in banca per iniziare a pagare le rate di interessi dovuti si è trovata a non avere il denaro necessario.

Allora cosa ha fatto la famiglia Italia? È andata da un’altra banca, ed ha chiesto un ulteriore prestito del denaro (altri titoli di stato) che ha utilizzato per far pagare gli interessi alla prima banca.

E così via, banca dopo banca.

Cosa è successo ora? La famiglia Italia ha fatto il giro di tutte le banche, ed è tornata dalla prima, per proseguire con questo gioco perverso del farsi prestare sempre nuovo denaro da impiegare parzialmente per rimborsare interesse, ed in buona parte per continuare a vivere sopra le proprie possibilità.

A questo punto la prima banca (quella che ci aveva prestato i soldi per prima) invece che vederci tornare con il denaro da restituire, ci vede comparire per fare ulteriori debiti, ed a questo punto si insospettisce: ‘cos’hai fatto con il mio denaro‘ – si chiede – ‘che invece che restituirmelo sei qui a chiedermene ancora?‘.

Una telefonata di qua, una telefonata di la, e la banca scopre che non solo non hai più soldi, ma che di sei impegnato anche con le altre banche.

A quel punto la banca cosa fa? Inizia ad ipotecarti tutto quello che può, per garantirsi il prestito (in pratica,stipendi, pensioni, benefit, …)

La prossima fase, se non risolviamo il problema, è il pignoramento.

Proviamo ora a vedere l’Italia come una comune azienda (meglio se una PMI: sono più vicine a noi e meno soggette a ‘logiche di business’  … poco legate al mercato reale, per così dire …).

Quando una persona vuole avviare un’attività imprenditoriale, e non ha sufficienti fondi propri o dalla propria famiglia, cosa fa?

È semplice: va in banca per chiede un finanziamento.

D’altra parte la banca non apre i cordoni della borsa se il richiedente non presenta un business plan convincente che dimostri come il finanziamento possa fruttare a sufficienza per restituire l’importo prestato, per pagare i relativi interessi accumulati, e per lasciare anche un certo margine che assicuri la vita e la crescita dell’azienda (OK, lo so: in Italia le banche ‘prestano’ soldi soltanto a chi fornisce equivalenti garanzie personali, cosa che è un assurdo, ma se la nostra economia va a rotoli, un motivo ci sarà pure, no?).

A questo punto cosa ha fatto l’azienda Italia? Si è spesa i denari ottenuti in iniziative non fruttifere (anzi, a perdere), e quando è stato il momento di restituire il denaro (vedi sopra) è tornata in banca per chiedere un nuovo prestito con cui iniziare a pagare almeno gli interessi sul finanziamento precedente.

Iterate il giochino un po’ di volte e la banca arriva al punto di dire: non ti presto più denaro se non mi dimostri che sei in grado di restituirmi tutti i prestiti precedenti e tutti gli interessi accumulati.

Se l’azienda ha esaurito gli argomenti convincenti in teoria resta soltanto il fallimento, ma come extrema ratio il giudice che dovrebbe dichiarare il fallimento dell’azienda effettua un ultimo tentativo, mettendo l’azienda in quella che si chiama ‘amministrazione controllata’.

Di fatto, il giudice sostituisce le persone amministratrici con una (o più) di propria fiducia, a cui assegna il compito di risanare l’azienda, pagando i debiti e riportandola in attivo.

Ebbene, ora l’Italia si trova in questo stato di amministrazione controllata, o meglio, come è stato detto, di ‘commissariamento’.

Il giudice si chiama Europa, ed i nuovi amministratori / controllori si chiamano Germania, Francia, Stati Uniti, etc. – di fatto, le principali banche che ci hanno prestato i soldi.

È quindi inutile che reclamiamo la nostra sovranità: abbiamo rinunciato alla nostra libertà amministrativa nel momento in cui abbiamo fatto più debiti di quelli che avremmo potuto  rifondere, passando di fatto il controllo amministrativo a coloro che ci hanno prestato i soldi.

Visto in un’ottica un po’ più cattiva, ma realistica e soprattutto chiarificatrice, se una persona va dagli strozzini a farsi prestare del denaro, non può pensare di dire poi ‘ho scherzato, non ti posso restituire il denaro’: lo strozzino prima cerca di proteggere il proprio investimento imponendo politiche tali da poter recuperare il denaro e gli interessi dovuti, e se poi il debitore allora non ce la fa, beh …. allora in questo caso si cerca di dare un esempio che sia di monito per tutti gli altri nella medesima situazione (o che ci si vogliono trovare).

Esistono poi due ulteriori aspetti nella gestione del debito: il creditore può rinunciare ad un po’ dei propri soldi, e cedere il proprio credito ad altri che sono convinti di essere meglio in grado di recuperare la somma prestata, oppure il debitore accetta di pagare ulteriori interessi per ‘comprare’ ulteriore tempo per poter restituire tutto il denaro.

La morale qual’è? quando ci si indebita, chi va a guadagnare è soltanto il creditore, e se il debito arriva a superare la capacità di guadagno per ripagare debito ed interessi ci si viene a trovare in una situazione di sudditanza economica (vedi anche carte di credito revolving, di fatto messe fuori legge).

Ulteriore opportunità per chi non riesce a ripagare i propri debiti è

Un’Italia con o senza futuro? martedì 24 agosto 2010

Posted by andy in Progetto politico, vita quotidiana.
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Leggendo qua e la, trovo sempre più spesso commenti sempre più pessimisti sulle condizioni dell’Italia, considerata ormai fuori controllo, tra debiti ed involuzione socio-economica.

Il 20 gennaio 1961 John Fitzgerald Kennedy disse: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese.

Gli americani hanno razionalizzato già 50 anni fa un concetto che gli italiani ancora non riescono a metabolizzare.

È l’Italia ad essere fuori controllo, o sono gli italiani ad esserlo?
Continuiamo a considerare lo Stato come un’entità a parte.

Finché gli italiani continueranno a delegare le proprie responsabilità, continueranno a lamentarsi di coloro a cui le delegano, ma in realtà è di sé stessi che devono lamentarsi.

In qualunque comunità, in famiglia, in barca, al lavoro, se qualcuno non fa il proprio dovere, prima o poi ne fanno tutti le spese.

La cosa disastrosa non è che la nostra classe politica pensa soltanto a sé stessa, ma che gli italiani continuano a delegare ciecamente senza affrontare la fatica di controllare e scegliere.
Finché sceglieremo il meno peggio, invece che il meglio, non potremo lamentarci se le cose continueranno a peggiorare.

I burroni si possono affrontare precipitandoci dentro o costruendoci sopra dei ponti.
Noi continuiamo a fare come Wilcoyote: camminiamo sul burrone, ma non guardiamo di sotto, sperando così di non precipitare …

Fior di aziende stanno superando la crisi grazie ai dirigenti ed ai lavoratori che si sono auto-ridotti lo stipendio per mantenere in vita l’azienda e conservare il posto per tutti.
Noi siamo ancora fermi ai tempi in cui qualcuno ha proposto di dimezzare l’orario di lavoro (a parità di stipendio) per raddoppiare i posti di lavoro e risolvere il problema della disoccupazione.
L’incosciente ha dimenticato tuttavia di indicare chi avrebbe mai comperato i nostri prodotti ad un prezzo doppio rispetto a quello di mercato …

L’Italia ce la può ancora fare, ma tocca agli italiani decidere di farlo.
Sono pronti gli italiani ad accettare obiettivi e sacrifici non a durata di legislatura, ma a durata di almeno una generazione?

Una nuova primavera per l’Italia martedì 19 agosto 2008

Posted by andy in Miglioramento.
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Sento un’aria di primavera …

… è ancora presto …

sono solo le prime avvisaglie, piccoli segni …

eppure le cose stanno cambiando.

Mai come ora ho percepito segni di sintesi tra destra e sinistra, una voglia di unire i propri modi di vedere il mondo così che il risultato sia migliore del valore e degli ideali delle parti.

L’immobilismo a cui ci siamo rassegnati, dietro a cui ci siamo forse nascosti, sta per cedere il passo ad una rivoluzione, anzi ad una evoluzione, per noi epocale.

Si parla finalmente di parità di opportunità e di meritocrazia, invece che di cliientelismo e di appiattimento degli obiettivi.

Invece che dover i migliori rassegnarsi al minimo impegno, per non pestare i piedi ai vicini e per non veder riconosciuti i propri sforzi ed i propri meriti, sentiamo finalmente parlare di elevare tutta la scuola ai livelli delle migliori, per dare a tutti il miglior punto d’appoggio per dare il proprio contributo a creare la leva che solleverà il mondo.

Chi ci ha governati fino ad ora, e che forse crede ancora di farlo, è ormai tagliato fuori dall’evoluzione.

Sono le ultime cartucce, quelle che stanno sparando: se non si rassegneranno loro al cambiamento dei tempi, lo farà mamma natura, che a tutti concede poco tempo, ed il tempo della nostra gerontocrazia sta, per forza di cose, finendo.

Sento nuove leve, nella politica: persone giovani, che fanno politica per passione e non per professione familiare, fin dall’età della scuola; sono persone che guardano in faccia i problemi, invece che cercare di modellarli su un’ideologia ormai fossile e fuori dal tempo che l’ha generata.

E dal triste periodo che l’Italia ha affrontato e subito e, a parer mio, incoscientemente voluto ed accettato, vedo una fenice risorgere, riportando alle persone l’orgoglio di essere italiani e la voglia di dare il meglio di sé stessi, anche soltanto attraverso un voto pensato e ragionato, per la costruzione di un futuro migliore per i nostri figli e per il mondo.

Mi auguro che dall’esperienza vissuta e sofferta gli italiani inizino finalmente a sentirsi un popolo, e non solo una nazione.

Non abbiamo niente: dobbiamo importare tutto; di nostro abbiamo soltanto il turismo e la nostra bellissima testa, modellato in millenni di storia sulla fusione di tutte le culture dell’est e dell’ovest, del nord e del sud del mondo.

Siamo a parer mio secoli più avanti degli altri paesi in quanto a comprensione dell’umanità e dell’essenza stessa dello spirito politico, antico retaggio dei greci e dei romani, che ci hanno lasciato come eredità viva in mezzo a tanti ruderi antichi, e mai vecchi.

Abbiamo la responsabilità di unificare il mondo, mediando tra le diverse culture e gli interessi economici dei colossi contrapposti, che tutti ci vorrebbero comperare, ma così facendo spostano il confronto tra le diverse culture dal loro paese, qui a casa nostra.

Il mio migiior augurio è che tutti riscoprano lo spirito della nostra Costituzione, leggendola magari un capitolo alla volta, la sera, prima di addormentarsi, e di quanto rappresenti la nostra Bandiera, in termini di libertà e di diritti a noi e non ad altri concessi.

E che da queste ceneri si impari qualcosa da trasmettere alle future generazioni, per non ripetere i nostri errori.