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L’inizio della fine martedì 24 agosto 2010

Posted by andy in Etica, Internet e società, Libertà dell'informazione.
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Dopo il Giappone, anche la Cina manifesta i sintomi della incipiente globalizzazione.

Se per gli occidentali la globalizzazione ha significato poter produrre a condizioni sempre più vantaggiose trasferendo la produzione in paesi più poveri (India, Corea, e poi la Cina), essa invece significherà per questi paesi la necessità di adeguarsi agli standard occidentali.

Millenni di storia, ma soprattutto gli ultimi decenni, hanno dato un incredibile impulso alla definizione di regole, norme e standard finalizzati a garantire la qualità della vita e la salute dell’ambiente, come inevitabile conseguenza della ratificazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Il moderno schiavismo non ha retto la viralità della crescente libertà di informazione, anche in un paese come la Cina, ove il recente caso Foxconn ha portato all’attenzione della pubblica opinione occidentale il fatto che l’Etica dietro cui commercialmente ci nascondiamo non ci può consentire di utilizzare due pesi e due misure, a seconda che il lavoratore sia entro o fuori dai confini nazionali.

Pur avendo cercato di evitare il problema fino all’ultimo, una volta messa di fronte all’evidenza dei fatti la Apple non ha potuto esimersi dal rinegoziare le condizioni per la produzione dei propri dispositivi ed i relativi costi.

La conseguenza immediata è un miglioramento, per quanto esiguo, delle condizioni di lavoro alla Foxconn, ma soprattutto la presa di coscienza dei lavoratori di avere dei diritti e di poterli far valere, nonostante un sindacato di stato in evidente conflitto di interesse tra le parti.

Ci vorranno decenni, ma accadrà in Cina e negli altri paesi asiatici  ciò che è accaduto in Giappone.

Tuttavia l’immensa popolazione di quei paesi creerà condizioni estremamente critiche sia a livello economico che politico, quando lo stato si troverà a dover garantire a miliardi di persone le condizioni minime acquisite da pochi milioni di lavoratori.

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Un’Italia con o senza futuro? martedì 24 agosto 2010

Posted by andy in Progetto politico, vita quotidiana.
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Leggendo qua e la, trovo sempre più spesso commenti sempre più pessimisti sulle condizioni dell’Italia, considerata ormai fuori controllo, tra debiti ed involuzione socio-economica.

Il 20 gennaio 1961 John Fitzgerald Kennedy disse: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese.

Gli americani hanno razionalizzato già 50 anni fa un concetto che gli italiani ancora non riescono a metabolizzare.

È l’Italia ad essere fuori controllo, o sono gli italiani ad esserlo?
Continuiamo a considerare lo Stato come un’entità a parte.

Finché gli italiani continueranno a delegare le proprie responsabilità, continueranno a lamentarsi di coloro a cui le delegano, ma in realtà è di sé stessi che devono lamentarsi.

In qualunque comunità, in famiglia, in barca, al lavoro, se qualcuno non fa il proprio dovere, prima o poi ne fanno tutti le spese.

La cosa disastrosa non è che la nostra classe politica pensa soltanto a sé stessa, ma che gli italiani continuano a delegare ciecamente senza affrontare la fatica di controllare e scegliere.
Finché sceglieremo il meno peggio, invece che il meglio, non potremo lamentarci se le cose continueranno a peggiorare.

I burroni si possono affrontare precipitandoci dentro o costruendoci sopra dei ponti.
Noi continuiamo a fare come Wilcoyote: camminiamo sul burrone, ma non guardiamo di sotto, sperando così di non precipitare …

Fior di aziende stanno superando la crisi grazie ai dirigenti ed ai lavoratori che si sono auto-ridotti lo stipendio per mantenere in vita l’azienda e conservare il posto per tutti.
Noi siamo ancora fermi ai tempi in cui qualcuno ha proposto di dimezzare l’orario di lavoro (a parità di stipendio) per raddoppiare i posti di lavoro e risolvere il problema della disoccupazione.
L’incosciente ha dimenticato tuttavia di indicare chi avrebbe mai comperato i nostri prodotti ad un prezzo doppio rispetto a quello di mercato …

L’Italia ce la può ancora fare, ma tocca agli italiani decidere di farlo.
Sono pronti gli italiani ad accettare obiettivi e sacrifici non a durata di legislatura, ma a durata di almeno una generazione?

Sull’efficacia delle password lunedì 9 agosto 2010

Posted by andy in tecnologia.
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Viviamo in un mondo in cui tutto ormai è soggetto ad autenticazione, e quindi a scegliere, ricordare e gestire una password.

Vengono di volta in volta inventati nuovi meccanismi e nuove restrizioni per rendere più difficile il forzare una password nota, come calcolarne la complessità, limitarne il numero di utilizzi e/o il numero di servizi per cui una determinata password può essere utilizzata …

In sostanza tuttavia ci troviamo di fronte ad una miriade di enti e servizi che gestiscono le nostre credenziali, spesso mantenendo le password in chiaro.

In aggiunta possiamo legittimamente chiederci quanto siano affidabili i sistemi e le persone che gestiscono le nostre credenziali …

Per venire incontro a quest’ultimo problema sono nate soluzioni come OpenID (qui in italiano) che ci consentono di utilizzare un’unica identità, e di scegliere quale sia il gestore di ficucia per le nostre credenziali (anche un server sotto il nostro personale ed esclusivo controllo).

Tornando ora al merito della questione, ed in particolare alle password che non possiamo esimerci dall’avere e ricordare, quando possiamo ritenere che queste siano sufficientemente affidabili (o almeno in relazione al valore che devono proteggere)?

A parte l’ovvietà che le password non devono essere presenti in dizionari di parole ‘comuni’, la sicurezza di una password è legata soprattutto alla quatità di tentativi errati che è possibile fare per tentare attacchi brute force.
La complessità reale dovrebbe quindi in qualche modo essere computata valutando la complessità intrinseca della password stessa ed il numero di tentativi che è possibile fare per tentare di forzarla.

Nel momento in cui le password non dovranno essere conservate nella nostra memoria (digitalmente limitata), e soprattutto non dovranno richiedere la digitazione a mezzo tastiera, queste potranno divenire di lunghezza arbitraria, e quindi di fatto non forzabili.

Ancora una volta, l’anello più debole della catena siamo noi …