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È possibile oggi avere un’azienda completamente “open source”? giovedì 2 dicembre 2010

Posted by andy in Internet e società.
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In molti oggi si chiedono se oggi sia possibile che un’azienda si poggi completamente su software open source per gestire il proprio business. Con business intendo produttivo o di servizi non informatici.
Occorrenaturalmente premettere che ‘open source’ (o meglio FLOSS), non implica il concetto di gratuità, né il concetto del ragazzino smanettone che sviluppa la notte chiuso in un garage.

Sono conscio che oggi al massimo ci sono pezzi di open source qua e là, ma nessuna azienda è completamente basata su software libero (almeno per quanto è di mia conoscenza).

Tuttavia è vero che tutte le esigenze trasfersali sono ormaicoperte da software libero.

Cosa limita allora l’adozione del software libero nelle realtà produttive?

Manca sicuramente un fattore culturale che chiarisca alle persone che i soldi possono essere spesi in vari modi:

  • il modello tradizionale (software proprietario) obbliga a ‘scucire’ periodicamente dei denari per fare l’upgrade del software; tale upgrade non cambia sostanzialmente le cose in azienda; è una specie di tassa periodica da pagare; oltre a questo occorre comunque pagare i costi di assistenza, conduzione ed integrazione; in aggiunta, si è legati al produttore del software (lock-in) per cui questo può fare i prezzi che vule, non esistendo concorrenza;
  • il modello basato su software libero non taglia ovviamente i costi di conduzione ed integrazione, ma elimina i costi di licenza ed upgrade, e lascia libertà sulla scelta di come gestire i costi di assistenza ed integrazione, sia gestendoli ‘in house’, sia appaltandoli all’esterno all’azienda (o anche più aziende) preferite e/o più economiche.

Mancano, a mio avviso, due cose:

  1. un fattore culturale delle aziende che accettino il nuovo modello di business per cui può convenire pagare lo sviluppo di un modulo (o la correzione di un bug) – cosa che va a beneficio di tutti, e quindi anche dei concorrenti, ricevendo tuttavia il corrispondente beneficio dagli altri; (ovviamente il sostenere uno sviluppo si può realizzare anche pagando solo una quota: quando lo sviuppatore trova un budget adeguato a coprire i costi, procede con la realizzazione);
  2. una (o più) società che forniscano la soluzione completa: ad oggi troviamo quelli specializzati nel gestionale, quelli che si occupano del sito web, etc.;  sostanzialmente manca l’office in a box, con un unico referente per tutto.

Adottare il FLOSS nella PA e nelle grandi aziende mercoledì 30 dicembre 2009

Posted by andy in Internet e società, Miglioramento.
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La lotta tra il software libero e quello proprietario si fonda ancora oggi su pregiudizi che sono controproducenti sia al primo che al secondo.
Le guerre di religione fanno perdere di vista l’obiettivo, rinunciando ai benefici dell’uno e dell’altro.

Senza la presunzione di voler essere esaustivo, considero in questo articolo un particolare aspetto relativo all’adozione o meno di software libero (FLOSS) nelle grandi realtà (P.A. e grandi aziende).

Non che le considerazioni non si applichino a realtà più piccole, ma i numeri sono meno importanti e quindi meno significativi ai fini del ragionamento che intendo presentare.

Le ragioni con cui si tende a sostenere l’acquisto di software proprietario sono molte, ma in generale non sono oggettivamente correlate ad una reale valutazione dell’effettiva necessità.

Non metto in dubbio che Office della MS sia più evoluto, etc. etc. etc., ma il 99% degli utenti non utilizza il 99% delle funzioni non disponibili in prodotti liberi.

In pratica chi è responsabile dei sistemi dovrebbe iniziare a ragionare ed a chiedersi quali utenti e quali servizi aziendali realmente necessitino di un software più evoluto (suite di office, di CAD, etc.) tali da richiedere un software specifico.

In questo modo risulterebbe possibile concentrare gli investimenti là dove servono, invece che sprecarli a pioggia su tutti gli utenti indistintamente.

Dal punto di vista commerciale questo approccio avrebbe un ulteriore vantaggio, in quanto si premierebbe la Qualità del software proprietario, che potrebbe essere venduto a cifre superiori (anche molto) per unità.

Tanto per fare un esempio concreto, in una grande azienda si può dare OpenOffice a tutte le segreterie, ma dare prodotti commerciali evoluti ai grafici, all’editoria, etc. predisponendo workstation ben carrozzate, invece che essere costretti a comperare dei super-computer anche alla segretaria che più che scrivere lettere e leggere le e-mail non fà, soltanto perché il sistema operativo vuole hardware dell’ultima generazione e disco e RAM da fantascienza soltanto per farci gli effetti (sceno)grafici.

In questo modo non ci si trova poi a dover piangere miseria quando un grafico si lamenta dell’esiguità della memoria e della CPU del proprio PC.

E giusto per fare contenti i top manager (vedi anche legge sul copyright e 231/2001) si avrebbero un mare di preoccupazioni in meno per la continua necessità di censire le licenze del software installato, per scoprire che, chissà come, ce n’è sempre qualcuna non autorizzata …

A compendio di quanto detto sopra, osservo come la gente tenda a dimenticare che il sistema operativo (Windows, Linux, OSX, e chi più ne ha, più ne metta …) è soltanto una ‘propaggine’ dell’hardware destinata a consentire l’interazione tra l’utente e l’hardware stesso.

Un grave errore che viene oggi fatto (un po’ per ignoranza e un po’ per l’indisponibilità di alcuni importanti prodotti su piattaforme libere) è di condizionare la scelta del sistema operativo al software che si vuole utilizzare, o peggio, pensare che S.O. e software siano due entità inscindibili.

Software virali ed anticorpi mercoledì 15 luglio 2009

Posted by andy in Internet e società, tecnologia.
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È stata rilasciata la terza versione di Silverlight, la tecnologia di Microsoft che rivaleggia con Adobe Flash.

Al giorno d’oggi appare inaccettabile che la visualizzazione di filmati on-line sia in mano a monopolisti come Adobe con Flash e Microsoft con Silverlight; parlo della semplice visualizzazione e non dei vari annessi e connessi disponibili nel plugin.

Ognuno deve poter essere libero di visualizzare i filmati on-line con il plugin che piu’ gli piace, magari anche open source.

Si discute di libertà di scelta del browser, ma questa limitazione secondo me e’ altrettanto grave, se non di più.
Ma la commissione europea anti trust a proposito di software evidentemente non si occupa molto altro se non di quello che riguarda Internet Explorer …

Questa è una cosa importante, che tuttavia in pochi comprendono.
La standardizzazione non deve essere fatta a livello di programma, ma di dati e di protocolli.

Stabilito uno standard per codificare e trasferire l’informazione, la concorrenza si può sbizzarrire e competere sulla Qualità (prestazioni, robustezza, usabilità, …), e per questa farsi anche pagare.

Invece siamo ancora alla guerra dei formati, ove tutti implementano funzionalità equivalenti, ma attraverso formati proprietari.

Chi ne fa le spese? L’utente, ovviamente, che deve riempire il proprio computer di programmi e di plugin omologhi, di browser diversi, di office diversi, e continuare a sostituire il computer perché la CPU e la RAM non bastano mai.

Senza contare che certe cose, senza il giusto sistema operativo, non vanno.

Internet non sarebbe ciò che è se non fosse basata su protocolli standard.

La cosa forse più interessante e più nascosta della notizia per quanto riguarda la proliferazione di entità proprietarie, è che alla fine quando queste diventano troppo ‘virali’ (vedi IE e Windows) iniziano a svilupparsi gli anticorpi (altri browser, altri sistemi operativi, …), che tendono a proteggere l’organismo (la Rete) dal propagarsi dell’infezione.