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Quis custodiet ipsos custodes? mercoledì 8 ottobre 2014

Posted by andy in Politica.
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Una tra le tante notizie che si leggono ormai sui giornali mi ha dato lo spunto per rispolverare questa antica frase: ‘chi controlla il controllore?’

In origine (e sono passati quasi due millenni), l’accezione era: ‘chi ha il potere di controllare chi ha il potere?’.

Oggi, in Italia, il significato si è completamente ribaltato: chi è che ha il potere di fare in modo che chi ha il potere lo eserciti?

In sostanza, una buona parte dei nostri guai deriva dal fatto non tanto dagli abusi di potere, ma dal mancato controllo che ha lo scopo di impedire, o almeno limitare, tali abusi.

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… forse manca una strategia per la formazione a livello nazionale … domenica 2 febbraio 2014

Posted by andy in Information Security, Internet e società, Politica.
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È di pochi giorni fa la notizia che per il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza “A scuola non serve insegnare il digitale”.
In sostanza, la sua visione del futuro digitale dei giovani è che debbano imparare a muoversi con sicurezza in Rete perché a scuola utilizzeranno il computer per studiare sui nuovi libri digitali.

Il fatto che la sicurezza in Rete sia un problema di tutti i cittadini non risolve il problema di come si potrà educare un’intera popolazione, composta di generazioni con culture informatiche differenti (spesso inesistenti).

Il ministro non fa i conti con il fatto che tra una decina d’anni i ragazzi che oggi stanno finendo le medie già si occuperanno di politica, e che tra una dozzina d’anni saranno già responsabili della sicurezza delle informazioni che gestiranno nell’ambito della Pubblica Amministrazione e di aziende che, tramite l’innovazione, dovranno trainare l’economia del Paese.

Il problema non è tanto l’introruzione di ore specifiche di insegnamento, ma quello dei contenuti da insegnare: l’idea di insegnare l’Etica in Rete all’interno delle ore di Educazione Civica non è sbagliata, ma non può prescindere dalle tecnologie utilizzate (la crittografia, tanto per indicarne una), e non può prescindere dal fornire adeguate competenze ai docenti.

E l’altro aspetto che sembra sfuggire è che, mentre la stampa ha semplicemente accelerato e democratizzato l’accesso all’informazione per tutta la popolazione, oggi è la popolazione che crea e pubblica informazione: si è in sostanza reso bidirezionale (o meglio, multidirezionale) il flusso delle informazioni.

Politici ricattabili, e persone che si faranno ‘sfilare’ da sotto il naso informazioni aziendali riservate non contribuiranno certamente ad una crescita politica ed economica del Paese.

La disinformazione per tentare ancora di nascondere i problemi reali domenica 1 dicembre 2013

Posted by andy in Miglioramento, Politica.
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Le televisioni e la stampa continuano a portarci in giro, cercando di distrarre l’attenzione pubblica dai problemi reali.

Per tanti anni ci hanno fatto immaginare un futuro con fiumi di latte e miele, grazie all’esibizione delle grazie di bellissime fanciulle ed a fiumi di denaro regalati mediante giochi a premi di ogni sorta.

L’Italia non cambierà fino a che gli italiani non accetteranno le responsabilità.
Oneri ed onori: stipendi più alti devono implicare responsabilità e rischi più grandi, e viceversa: alle persone che investono e rischiano di più devono essere riconosciuti stipendi più alti.

Altro aspetto su cui occorre puntare è il senso della misura: non è giustificabile il fatto che persone con meno responsabilità ricevano stipendi superiori a coloro che li coordinano.

Parlando poi di buon senso, non è giustificabile che esistano persone che ricoprono decine di incarichi apicali, e che quindi non abbiano materialmente il tempo per dedicare più di una decina di giornate all’anno ad ogni incarico, ricevendo tuttavia emolumenti superiori a chi vi dedica tutto il proprio anno lavorativo ed i propri straordinari.

Altro aspetto ormai inaccettabile è quello delle ‘buone uscite’ con cifre da capogiro, nonostante l’operato del dimissionario abbia peggiorato le condizioni dell’ente o dell’azienda: riconoscimenti e provvigioni non dovrebbero mai essere legati al venduto o al fatturato, ma all’utile procurato.

D’altra parte da troppo tempo gli italiani si sono abituati a vendere il proprio voto, in alcuni luoghi per 50 Euro, in altri per non pagare l’IMU, in altri per il condono o per l’indulto, in altri per il posto di lavoro garantito senza alcun controllo sul proprio operato.
150 anni fa eravamo un agglomerato di regni, ducati, primcipati e piccole repubbliche, di corporazioni e notai, e ad oggi non abbiamo ancora trovato un’identità nazionale per cui i cittadini siano riusciti a comprendere il valore del bene comune.

C’è di buono che oggi sono finiti i soldi, e l’Euro ci impedisce di stampare ulteriore carta moneta, facendo ulteriori debiti all’insaputa dei cittadini: è arrivato il tempo di far quadrare realmente i bilanci dello stato.

Si cerca ancora di distrarre l’attenzione pubblica dai problemi reali, ma ormai i cittadini non possono più ignorare il bilancio familiare a fine mese.
Un aspetto degno di nota che vedo è che nella crisi e nelle difficoltà tante persone si rimboccano le maniche e si sforzano di aiutare gli altri, senza aspettare che ‘lo Stato provveda’.