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L’anonimato economico è a rischio! venerdì 29 marzo 2013

Posted by andy in Internet e società.
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Riprendo una notizia (Cayman, hacker vende online le società. “La crisi? Colpa dei paradisi fiscali”) per fare qualche considerazione.

In sintesi, la notizia è che Paolo Cirio ha messo on line sul sito loophole4all.com l’opportunità di comperare, per soli 99 centesimi i certificati di proprietà di società anonime registrate alle Cayman.

L’anonimato fiscale porta grandi vantaggi economici, questo è risaputo, ma è la prima volta che la finanza si trova di fronte ai reali rischi derivanti dall’anonimato stesso.

In effetti, se la proprietà è rappresentata da un semplice certificato al portatore, la sua falsificazione consente a chiunque di assumere l’identità del reale titolare.

In sostanza, ci si sta rendendo conto che tutti possiamo essere ‘anonimi’, se lo vogliamo.

Ma ciò che è di proprietà di un anonimo, di fatto è di proprietà del primo che arriva a reclamarne la proprietà.

In conclusione, in futuro l’anonimato tenderà sempre di più ad essere utile soltanto per rappresentare opinioni, ma non interessi economici.

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Il DARPA finanzia l’anonimato: di necessità virtù? martedì 25 maggio 2010

Posted by andy in Internet e società, tecnologia.
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Il DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), nota agenzia del Pentagono, vuole sviluppare nuove tecnologie in grado di bypassare le censure del Web.

Per sconfiggere la deep packet inspection è stato avviato il progetto SAFER (Safer Warfighter Communications), che si prefigge di realizzare adeguate tecnologie con caratteristiche di tipo  ‘militare’.

Ma perché andare contro i propri interessi? In fondo uno degli strumenti di cui la Difesa fa pesante uso è proprio l’intercettazione: sembrerebbe che, rendendo disponibili tecnologie di questo tipo, si possano tirare la zappa sui piedi.

Personalmente me ne sono fatto un’idea …

Che lo si voglia o no, anche la Difesa utilizza ed utilizzerà sempre di più Internet e comunque reti su cui non ha il controllo.

Questo significa che un qualunque (ISP) privato potrà filtrare anche i contenuti della Difesa (scientemente o meno).

Un altro aspetto è che se la Difesa ha la necessità di ‘colloquiare’ via Internet con i propri ‘osservatori’ (leggasi: ‘spie’) in paesi ove viene fatto un pesante controllo e filtraggio del traffico, i modi sono soltanto due: o costosi canali riservati, o Internet, utilizzando canali non filtrabili.

E per quanto riguarda l’utilizzo da parte di altri delle medesime tecnologie, la Difesa dispone di una potenza di calcolo molto maggiore degli avversari, ed inoltre è molto più semplice andarsi a prendere (intercettazioni ambientali) le informazioni alla fonte (mittente e destinatario), piuttosto che tracciare e decrittare il traffico coinvolgendo, in modo più o meno legale, tutti i provider che stanno in mezzo.