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Della Litoinformatica lunedì 16 novembre 2009

Posted by andy in Internet e società, Miglioramento, tecnologia.
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Colgo l’occasione per coniare un neologismo: la ‘LitoInformatica‘.

Trattasi di parola composta, ovviamente, dal termine ‘informatica’, e dalla radice della parola greca ‘lithos’, ovverosia pietra.

Perché pietra? Perché l’informatica di oggi in Italia, e specificamente nella Pubblica Amministrazione è ancora gestita più o meno scolpendo messaggi nella pietra, e spostando messaggi di travertino da un ufficio all’altro.

Probabilmente qui in Italia non viviamo neppure nel periodo Neolitico dell’informatica, bensì del paleolitico.

Ma andiamo con ordine.

Pochi giorni fa mi sono trovato a richiedere all’ufficio del Comune l’autenticazione di un Certificato di Qualità di un’azienda con cui collaboro, da allegare alla documentazione amministrativa per una gara.

L’autenticazione di copia consiste nell’attestare che la copia di un documento è conforme all’originale, con il quale deve essere contestualmente confrontato.

Una prima cosa buffa è che il pubblico ufficiale ha di fatto dichiarato il falso: l'”originale” che ho presentato era semplicemente la stampa di un documento in formato PDF, del quale avevo fatto anche una fotocopia da autenticare.

In effetti l’unico vero originale consiste in un documento in formato PDF non firmato digitalmente, che l’ente certificatore ci ha inviato via e-mail su posta tradizionale.

Ah, dimenticavo la chicca! Sapete come viene fatta l’autentica della copia del documento?

Grazie ad un sofisticato software viene stampata un’etichetta adesiva che riporta un numero di protocollo univoco per l’autentica, la quale viene apposta sul retro del documento autenticato.

Ciò fatto, si procede con l’apposizione del timbro e della firma del pubblico ufficiale che effettua l’autentica!

In effetti la vera innovazione è che non si utilizzano più la ceralacca e l’anello con il sigillo del casato …

Un secondo aspetto buffo (se non vogliamo deprimerci) è che ta tempo, per legge, i documenti diretti verso le Pubbliche Amministrazioni ed i gestori di pubblici servizi non richiedono più nessuna autenticazione: è sufficiente ricorrere all’autocertificazione.

Niente di più falso: nei disciplinari di gara vengono ancora richieste copie autentiche, di fatto a pena di esclusione.

E questi sono i fatti: ora proviamo ad analizzarli un po’ più in profondità, per poi vedere come in realtà dovrebbero, o almeno potrebbero, funzionare le cose.

  1. L’ente appaltante pretende un documento di carta che richiede tempo e denaro sia da parte di chi deve produrre il documento, sia da parte delle istituzioni che devono mantenere in vita una struttura (uffici, personale, computer, stampanti, rotoli di carta adesiva, timbri, …), il tutto solo per attestare che due pezzi di carta appaiono simili;
  2. L’ente appaltante si accontenta di un documento che può essere assolutamente falso, ma viene ritenuto vero soltanto perché vi è stato apposto il sigillo di una persona autorizzata;
  3. L’ente appaltante non solo non accetta autocertificazioni, ma peggio ancora non accetta come evidenza la presenza del certificato sul sito web dell’ente certificatore;
  4. lo strumento di verifica dell’autenticità del documento si riduce ad essere un essere umano, un dipendente pubblico l’intelligenza del  cui incarico è paragonabile a quella di un semplice programma di ‘file compare‘ disponibile su tutti i più semplice home computer fin dalle loro origini;
  5. Il reale documento originale (il file in formato PDF) non porta con sé alcuna informazione di autenticità né di integrità; in nessun modo è possibile verificare se il documento sia stato realmente prodotto dall’ente certificatore o meno;
  6. Il contenuto del certificato è, di fatto, quasi un’immagine di difficile se non nulla fruibilità.

Ma vediamo ora come potrebbe funzionare un giro più semplice per fornire questa semplice informazione …

  1. Il certificato potrebbe essere semplicemente una stringa di testo, magari in formato XML, contenente tutte le informazioni necessarie, e quindi firmato digitalmente; tra le informazioni da riportare, ovviamente, la data di emissione e di scadenza del certificato, oltre che l’oggetto; questo implicherebbe naturalmente che l’ente certificatore si dotasse di un proprio certificato digitale;
  2. L’ente certificatore potrebbe / dovrebbe pubblicare il certificato sul proprio sito web, per la libera consultazione di chiunque sia interessato a verificare la veridicità dell’autocertificazione del dichiarante; sarebbe sufficiente la verifica mediante chiave pubblica dell’ente certificatore …
  3. L’ente appaltante potrebbe ‘accontentarsi’ di richiedere l’autocertificazione del numero di certificato richiesto, riservandosi di verificarne l’esistenza e la conformità sul sito dell’ente certificatore.

In questo modo si ridurrebbero drasticamente tempi e costi: niente più bolli, niente più code agli sportelli, e addirittura niente più sportelli!

Meno carta, più sicurezza sulla veridicità delle informazioni, possibilità di verificare in un istante la veridicità delle autocertificazioni dei concorrenti …

Ma questo dovrebbe essere il presente; ora scusatemi:  siamo ancora nell’era Litoinformatica, e dovendo preparare una nuova offerta,  devo tornare a scolpire i certificati da presentare al Ministero.

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