jump to navigation

“Prendiamo impegni troviamo soluzioni” – Call for solution di FORUM PA domenica 16 febbraio 2014

Posted by andy in Pubblica Amministrazione, Uncategorized.
Tags: , , , , ,
add a comment

Sono esterrefatto dal bando che è stato pubblicato da ForumPA.

Da una parte apprezzo moltissimo l’iniziativa per raccogliere idee e soluzioni da portare all’attenzione della PA.

La cosa sconvolgente è che la nostra PA da decenni fa programmi, recepisce indicazioni (a volte in forma coatta!), ma il massimo che riesce ad ‘inventare’ è la PEC.

E per tutto questo stipendiamo, da decenni, ministri e ministeri, segretari, sottosegretari, direttori generali, consulenti, specialisti …

… ma proviamo a guardare gli argomenti oggetti di invito a dare proposte:

1) PA digitale 1.1 Come dematerializzare efficacemente archivi e documenti mantenendone l’accessibilità e la corretta memoria.I produttori sono tanti, con hardware e software più o meno sofisticati e costosi; il problema è che occorre far sparire la carta nel ciclo di vita delle informazioni.L’approccio più pratico, a lungo termine, è quello di ricodificare i documenti cartacei, ogni qualvolta tornano ad essere ‘vivi’, ed oggetto di aggiornamento.Tutto il resto della carta deve essere sottoposto a scansione prima della distruzione (sempre che l’informazione abbia ancora un valore legale o storico).1.2 Come realizzare veramente lo switch-off al digitale per i più importanti processi amministrativi.Come sopra: il dato deve nascere ed esistere soltanto digitalmente; Le applicazioni digitali che sostituiscono quelle tradizionali devono essere utilizzate per ogni nuova pratica; ogni pratica nata precedentemente o viene trattata ancora secondo il vecchio processo, o viene reinserito nel circolo digitale alla prima necessità.La scelta tra i due metodi deve essere fatta in base alla previsione di quante pratiche ante-digitale dovranno in pprevisione essere trasferite al digitale, o andranno a morire su carta.1.3 Come usare le tecnologie disponibili per ridurre il numero dei datacenter pubblici incrementando sicurezza e qualità del servizio erogato.

Certamente occorre adottare standard aperti (leggi OpenStack, etc.) per evitare il lock-in della PA su un particolare fornitore di tecnologie.

Inoltre occorre proteggere i dati dei cittadini, e per questo è difficilmente accettabile l’outsourcing dei datacenter ed il delegare la gestione della sicurezza di infrastrutture così complesse.

La PA deve fare l’insourcing del know-how necessario al padroneggiare sia i datacenter che le tecnologiie di virtualizzazione che la gestione della sicurezza delle informazioni in tutto il loro ciclo di vita. È ASSOLUTAMENTE IMPENSABILE l’idea di delegare fornitori terzi (tra cui i soliti noti …) a gestire e garantire la protezione delle informazioni.

1.4 Come rendere sempre possibile ed economico lo scambio di dati e informazioni tra amministrazioni.

Open standard, open standard, ed ancora open standard.

E formati aperti pubblicati ed accessibili a qualunque fornitore.

1.5 Come gestire in forma totalmente digitale tutti i pagamenti della PA sia in entrata sia in uscita.

Come fanno tutti: accettando pagamenti elettronici, mediante home banking e carte di credito.

1.6 Come introdurre competenze e consapevolezza dell’utilizzo degli strumenti informatici nella scuola e nei programmi scolastici.

Formando i formatori: è indispensabile incentivare le scuole ed i docenti a formarsi ed acquisire le necessarie competenze, ed introdurre nel Piano dell’Offerta Formativa le appropriate competenze.

È FONDAMENTALE CHE LA SCUOLA COMPRENDA CHE LA SICUREZZA NON È TECNOLOGIA.


2) Open Government 2.1 Come favorire la partecipazione dei cittadini e la cittadinanza attiva.Raccolte digitale delle firme per la proposta di referendum abrogativi e di leggi di iniziativa popolare.2.2 Come favorire l’accesso, la divulgazione e l’uso di dati pubblici e la loro corretta interpretazione.

Pubblicazione di dati grezzi sotto licenza OpenData, ed integrazione di tali dati con quelli richiesti dal pubblico.

Estensione dei dati pubblicati dall’ISTAT.

Realizzazione di un sistema per la realizzazione di interrogazioni personalizzate da parte del pubblico.

2.3 Come favorire accountability e controllo sociale sull’operato della Pubblica Amministrazione.

(Vedi 2.2)

2.4 Come favorire la collaborazione e la partnership tra i diversi attori sociali, economici, culturali e istituzionali.

Responsabilizzazione: nel momento in cui gli onori non saranno più ‘diritti acquisiti’, ma funzione degli oneri, delle responsabilità e dei rischi, ogni persona sarà motivata a darsi obiettivi concreti ed a raggiungerli.

2.5 Come favorire la sussidiarietà orizzontale, la collaborazione e la partecipazione nel settore chiave del turismo e del corretto uso dei beni culturali e ambientali nell’ambito di un’offerta territoriale sempre più integrata per lo sviluppo sostenibile dei territori.

Condivisione delle informazioni, realizzazione di sistemi informativi unificati, libera concorrenza di mercato e soprattutto controllo dell’efficacia ed efficienza dell’utilizzo delle risorse.


3) Revisione della spesa pubblica 3.1 Come introdurre strumenti di procurement innovativo e Partnership Pubblico-Privato per la fornitura di servizi e prodotti innovativi che permettono risparmi.Valorizzare le eccellenze sul territorio, prendere a riferimento le buone pratiche delle amministrazioni locali, e prevedere incentivi per miglioramenti rispetto ai parametri di riferimento.

Eliminare ogni requisito che possa portare al vendor lock-in.

Lasciare alle PA locali ogni margine conseguito rispetto ai parametri presi a riferimento.

3.2 Come gestire meglio il patrimonio immobiliare pubblico aumentandone l’efficienza e la sostenibilità ambientale

pubblicazione dei valori di mercato per prezzi ed affitti, e dei valori attuali dei prezzi di vendita e di affitto.

Utilizzo di revisori esterni che valutino la correttezza delle valutazioni e dell’operato dei pubblici amministratori.

Ovviamente, licenziamento dalla PA di qualsiasi dipendente che abbia perseguito interessi personali nello svolgimento dei propri incarichi.

3.3 Come rendere più efficienti i servizi pubblici locali a rete.

Centralizzazione dei workflow con pubblicazione delle interfacce per agganciarsi ai sistemi informativi della PA, in modo da poter fornire ai cittadini ed alle imprese dei servizi informatizzati di base a cui agganciare il proprio business.

3.4 Come combattere l’evasione e l’elusione dei tributi locali.

Non ammettere alle gare per le forniture pubbliche ogni azienda che abbia, a qualsiasi livello della proprietà, società in paradisi fiscali od assimilati.

Pubblicazione on-line di ogni gara, di ogni aggiudicatario e dei verbali di aggiudicazione.

Pubblicazione on-line dei parametri di qualità di ogni fornitore e di ogni commessa, in modo che il cittadino possa verificare quanto la qualità erogata dai fornitori sia all’altezza dei requisiti; inoltre, pubblicazione on-line dei livelli di servizio, del loro raggiungimento e dell’effettiva applicazione delle penali contrattuali.

3.5 Come ottenere risparmi con l’introduzione della identità digitale unificata e dell’anagrafe nazionale della popolazione residente.

Cos’è? Una tautologia? I risparmi si conseguono <<con l’introduzione della identità digitale unificata e dell’anagrafe nazionale della popolazione residente>>.

Unificare la carta d’identità, il codice fiscale, la tessera sanitaria, la patente, la tessera dei mezzi pubblici, etc. etc. etc. porta ad economie di scala nella quantità di supporti (tessere) da gestire, nella quantità di sistemi preposti alla gestione dell’anagrafe, e nella quantità di persone da adibire alla gestione delle identità.

Inoltre sparirebbero i problemi legati all’allineamento e sincronizzazione delle basi dati e al disallinamento dei dati.

3.6 Come usare l’innovazione istituzionale, organizzativa e tecnologica per un welfare e una sanità sostenibile.

In parte, vedi 3.1.


4) Sviluppo del tessuto produttivo locale 4.1 Come favorire lo sviluppo di un’imprenditoria moderna e innovativa fondata su la collaborazione e le reti di impresa.

La PA deve mettere a disposizione dell’impresa tutti i servizi di supporto alla gestione del rapporto con la PA: contabilità, amministrazione, burocrazia, gestione del bilancio, incasso crediti e pagamento delle imposte, notifica e gestione delle scadenze, ed indicazione dei contatti per ogni esigenza e pratica non standard.

Ciò include anche l’apertura e chiusura delle imprese, e la gestione dell’assetto societario completamente on-line, grazie all’identità digitale del cittadino.

Quanto sopra porterebbe ad una drastica riduzione dei costi per tutti i consulenti e professionisti che le imprese sono costrette a pagare per mediare il proprio rapporto con la PA.

4.2 Come promuovere l’internazionalizzazione delle imprese.

La PA deve divenire proattiva nei confronti delle imprese, segnalando ogni opportunità, agevolazione ed incentivazione, semplificando l’accesso alle pratiche ed al disbrigo della burocrazia.

4.3 Come favorire la digitalizzazione delle PMI attraverso la formazione delle competenze digitali.

Riduzione di tributi ed imposte per tutte le aziende che stabiliscono un rapporto digitale con la PA, che a loro volta ridurrebbero i costi di gestione per la PA stessa.

4.4 Come ridurre effettivamente gli oneri burocratici per le imprese attraverso la semplificazione degli adempimenti amministrativi.

Vedi 4.1 e 4.3.

Annunci

… forse manca una strategia per la formazione a livello nazionale … domenica 2 febbraio 2014

Posted by andy in Information Security, Internet e società, Politica.
Tags: , , , , , ,
add a comment

È di pochi giorni fa la notizia che per il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza “A scuola non serve insegnare il digitale”.
In sostanza, la sua visione del futuro digitale dei giovani è che debbano imparare a muoversi con sicurezza in Rete perché a scuola utilizzeranno il computer per studiare sui nuovi libri digitali.

Il fatto che la sicurezza in Rete sia un problema di tutti i cittadini non risolve il problema di come si potrà educare un’intera popolazione, composta di generazioni con culture informatiche differenti (spesso inesistenti).

Il ministro non fa i conti con il fatto che tra una decina d’anni i ragazzi che oggi stanno finendo le medie già si occuperanno di politica, e che tra una dozzina d’anni saranno già responsabili della sicurezza delle informazioni che gestiranno nell’ambito della Pubblica Amministrazione e di aziende che, tramite l’innovazione, dovranno trainare l’economia del Paese.

Il problema non è tanto l’introruzione di ore specifiche di insegnamento, ma quello dei contenuti da insegnare: l’idea di insegnare l’Etica in Rete all’interno delle ore di Educazione Civica non è sbagliata, ma non può prescindere dalle tecnologie utilizzate (la crittografia, tanto per indicarne una), e non può prescindere dal fornire adeguate competenze ai docenti.

E l’altro aspetto che sembra sfuggire è che, mentre la stampa ha semplicemente accelerato e democratizzato l’accesso all’informazione per tutta la popolazione, oggi è la popolazione che crea e pubblica informazione: si è in sostanza reso bidirezionale (o meglio, multidirezionale) il flusso delle informazioni.

Politici ricattabili, e persone che si faranno ‘sfilare’ da sotto il naso informazioni aziendali riservate non contribuiranno certamente ad una crescita politica ed economica del Paese.

La disinformazione per tentare ancora di nascondere i problemi reali domenica 1 dicembre 2013

Posted by andy in Miglioramento, Politica.
Tags: , , ,
add a comment

Le televisioni e la stampa continuano a portarci in giro, cercando di distrarre l’attenzione pubblica dai problemi reali.

Per tanti anni ci hanno fatto immaginare un futuro con fiumi di latte e miele, grazie all’esibizione delle grazie di bellissime fanciulle ed a fiumi di denaro regalati mediante giochi a premi di ogni sorta.

L’Italia non cambierà fino a che gli italiani non accetteranno le responsabilità.
Oneri ed onori: stipendi più alti devono implicare responsabilità e rischi più grandi, e viceversa: alle persone che investono e rischiano di più devono essere riconosciuti stipendi più alti.

Altro aspetto su cui occorre puntare è il senso della misura: non è giustificabile il fatto che persone con meno responsabilità ricevano stipendi superiori a coloro che li coordinano.

Parlando poi di buon senso, non è giustificabile che esistano persone che ricoprono decine di incarichi apicali, e che quindi non abbiano materialmente il tempo per dedicare più di una decina di giornate all’anno ad ogni incarico, ricevendo tuttavia emolumenti superiori a chi vi dedica tutto il proprio anno lavorativo ed i propri straordinari.

Altro aspetto ormai inaccettabile è quello delle ‘buone uscite’ con cifre da capogiro, nonostante l’operato del dimissionario abbia peggiorato le condizioni dell’ente o dell’azienda: riconoscimenti e provvigioni non dovrebbero mai essere legati al venduto o al fatturato, ma all’utile procurato.

D’altra parte da troppo tempo gli italiani si sono abituati a vendere il proprio voto, in alcuni luoghi per 50 Euro, in altri per non pagare l’IMU, in altri per il condono o per l’indulto, in altri per il posto di lavoro garantito senza alcun controllo sul proprio operato.
150 anni fa eravamo un agglomerato di regni, ducati, primcipati e piccole repubbliche, di corporazioni e notai, e ad oggi non abbiamo ancora trovato un’identità nazionale per cui i cittadini siano riusciti a comprendere il valore del bene comune.

C’è di buono che oggi sono finiti i soldi, e l’Euro ci impedisce di stampare ulteriore carta moneta, facendo ulteriori debiti all’insaputa dei cittadini: è arrivato il tempo di far quadrare realmente i bilanci dello stato.

Si cerca ancora di distrarre l’attenzione pubblica dai problemi reali, ma ormai i cittadini non possono più ignorare il bilancio familiare a fine mese.
Un aspetto degno di nota che vedo è che nella crisi e nelle difficoltà tante persone si rimboccano le maniche e si sforzano di aiutare gli altri, senza aspettare che ‘lo Stato provveda’.

Business Continuity e Disaster Recovery nella PA sabato 30 novembre 2013

Posted by andy in Business Continuity, Pubblica Amministrazione.
Tags: , , , , ,
add a comment

Il 18 novembre scorso l’Agenzia per l’Italia Digitale (DigitPA) ha pubblicato una serie di indicazioni sulla continuità operativa dei propri processi di business.

Colgo l’occasione per fare qualche considerazione che, ahimé, vedo che sfgge ai più, e tutto sommato credo anche alla DigitPA: pur accennando che “La sfera di interesse della continuità operativa va oltre il solo ambito informatico, interessando l’intera funzionalità di un’organizzazione”, si concentra essenzialmente sui soli aspetti informatici.

Inoltre produce una quantità di documenti, modelli e procedure che vanno ampiamente al di là delle competenze e delle disponibilità di tempo e di risorse degli enti coinvolti e dei relativi referenti.

La scadenza prefissata di 15 mesi dall’emissione del decreto è stata ampiamente superata senza che le PA possano garantire ai cittadini una reale continuità dei propri servizi.

Come ai tempi del DPS ci si concentrava sulla sicurezza delle informazioni limitandosi soltanto all’aspetto informatico, oggi si pensa alla continuità operativa (ed al disaster recovery come suo processo di supporto) limitandosi agli aspetti informatici.

Certamente al giorno d’oggi non è possibile pensare alla continuità operativa di qualunque processo o servizio pubblico senza includere come elemento essenziale l’IT (altrettanto vale, naturalmente, per la sicurezza delle informazioni).

Tuttavia noto che ci sta concentrando da anni praticamente esclusivamente sull’IT, dimenticando che questo è soltanto uno strumento di supporto ai processi di business.

Purtroppo si progettano sistemi ed architetture a prova di qualsiasi cosa, senza considerare che, in caso di disastro, l’unica cosa che rimarrebbe in piedi sarebbe probabilmente proprio l’IT.

Certamente ci si dimentica che i disastri possono essere anche non distruttivi, ma biologici: un’importante epidemia di influenza potrebbe mettere in ginocchio molti processi di business, così come potrebbero farlo seri rischi di attentato.

Ogni tanto provo a chiedere cosa accadrebbe un qualunque lunedì mattina se durante il week-end il palazzo di Giustizia dovesse crollare, o semplicemente divenire completamente inagibile per una qualsiasi ragione (rischio epidemico, rischio bomba, o altro).

Tutto il personale operativo non potrebbe accedere ai propri uffici ed alle proprie postazioni di lavoro; ci si troverebbe quindi nella situazione in cui l’informatica sarebbe perfettamente efficiente, ma non potrebbe essere utilizzata da nessuno.

E nel frattempo ci si troverebbe con code di cittadini ed avvocati che attandono le proprie udienze, persone che attendono di essere scarcerate entro i termini di legge, ed altre per cui devono essere convalidati per tempo i relativi fermi, pena la loro liberazione.
Altre persone potrebbero avere la necessità di ottenere certificati per poter essere assunti, o per convalidare un permesso di soggiorno.

Cosa accadrebbe in caso di indisponibilità degli uffici del Comune, della Regione, e così via?

Già un giorno di chiusura potrebbe procurare danni seri, ma se invece di un giorno si dovesse trattare di una o più settimane, il disastro sarebbe probabilmene irreparabile.

In sostanza, nessuno pensa alla continuità operativa legata al processo, una continuità che potrebbe essere assicurata anche con semplici ed economici accordi con altri enti pubbliici (ad esempio, quelli del Comune), e con i Vigili Urbani, per informare ed instradare gli utenti verso le nuove modalità operative.

Troppo spesso manca purtroppo una visione d’insieme, e si lascia l’onere di gestire la continuità ai responsabili dei vari servizi, che per forza di cose hanno visibilità soltanto sulle aree di propria competenza.

Tra le cause occorre certamente annoverare:

  • la mancanza di una visione d’insieme da parte delle istituzioni, che non affrontando concretamente il problema, non riescono a fare sistema, sfruttando le opportunità di collaborazione tra i diversi enti;
  • la mancanza di risorse specifiche per la progettazione e la gestione dei piani di continuità (occorrono dei professionisti del settore, e non la buona volontà dei referenti che si rimboccano le maniche per imparare una materia che esula completamente dai propri compiti istituzionali);
  • la mancanza di risorse da dedicare alla formazione del personale, per la gestione, manutenzione e prova dei piani di continuità;
  • l’eccesso di risorse destinate all’IT, dimenticando che l’IT è soltanto uno degli strumenti di supporto ai processi di business, e non l’unico.

 

 

Perché è importante la pervasiva raccolta di informazioni giovedì 24 ottobre 2013

Posted by andy in Information Security, privacy.
Tags: , , , ,
add a comment

Lo scandalo Datagate ha svelato fino a che punto sia giunta la pervasività della raccolta delle informazioni svolta dalla NSA (e presumibilmente anche da parte di molte altre agenzie pubbliche e private).

Spesso mi sento chiedere a che titolo qualcuno potrebbe voler intercettare le comunicazioni anche del più ‘insignificante’ dei cittadini: che interesse potrebbero avere gli americani (o chiunque altro) a sapere con chi parlo, a chi scrivo, dove vado …?

Il problema nella raccolta delle informazioni è che il loro valore è tanto maggiore quanto è più completa.

Le reti di relazioni, le sequenze degli eventi e delle comunicazioni (senza contare i loro contenuti) sono fondamentali.

Faccio un paio di esempi banali, tanto per dare un’idea.

Se Paperino telefona a Pippo (entrambe persone integerrime), e questi parlano di fare un regalo al Commissario Basettoni, non si evidenzia niente degno di nota.
Ma se la mia raccolta di informazioni mi porta ad intercettare anche le telefonate tra Pippo e Gambadilegno (noto o potenziale terrorista), allora l’interpretazione che si può dare ai discorsi tra i primi due cambia molto, così come la valutazione sulla loro integrità.

Altro esempio: intercetto tutte le e-mail tra due persone, ma non le telefonate (è un esempio: potrebbe trattarsi di ‘pizzini’).
Il Commissario Basettoni scrive a Topolino una mail in cui afferma di non avere intenzione di mettere Gambadilegno in prigione (o di non voler muovere guerra contro Paperopoli).
Tuttavia gli aveva preventivamente telefonato avvisandolo di interpretare al contrario ogni sua affermazione via e-mail.

Come vedi soltanto se hai un quadro completo delle relazioni e delle comunicazioni puoi comprendere veramente ciò che sta accadendo.

Per non parlare poi del furto della proprietà intellettuale, delle informazioni commerciali strategiche, dello spionaggio industriale (vi ricorda nulla la vicenda Boing vs. Airbus …?).

Intercettazioni: e ancora ci stupiamo? giovedì 24 ottobre 2013

Posted by andy in Information Security, Internet e società, privacy.
Tags: , , , , , ,
add a comment

Datagate: anche il governo italiano è spiato.

È da anni che sappiamo di Echelon.

Il nostro stato (leggi DigitPA, ex CNIPA), invece che lavarsi i panni sporchi in casa (leggi: Telecom), appalta tutto fuori, e casualmente a chi? a BT (British Telecom), che è pappa e ciccia con gli USA nei programmi di spionaggio.

In particolare oltre che ad assegnargli l’appalto nazionale per la RUPA (Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione, ora SPC – Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione) gli abbiamo appaltato anche quella internazionale (RIPA – Rete Internazionale della Pubblica Amministrazione).

E ci stupiamo ancora che all’estero qualcuno controlli le nostre comunicazioni …?

Perché noi italiani siamo così vittime dell’apparenza? mercoledì 3 luglio 2013

Posted by andy in Uncategorized.
add a comment

Perché imbianchiamo la palazzina quando deve arrivare il generale, invece che riparare gli apparati che ci occorrono per combattere?

Perché facciamo sparire gli scatoloni accumulati da mesi nei nostri locali quando sappiamo che deve venire in visita un’autorità?

Perché facciamo sparire tutte le nostre carte di lavoro dalla scrivania quando arriva un dirigente o l’ispezione della qualità?

Perché spostiamo gli scatoloni accumulati davanti agli estintori soltanto quando viene l’ispezione per la sicurezza sul lavoro?

… e potremmo andare avanti con queste considerazioni per molto, molto tempo …

È di oggi la notizia del decreto legge svuotacarceri: piuttosto che investire denaro per rendere operative le carceri inutilizzate ed assumere il personale necessario (cosa che creerebbe posti di lavoro), preferiamo evitare il problema e mettere in libertà le persone, per poi dover spendere nuovamente denaro per doverle ri-arrestare, ri-processare e rimettere nelle medesime carceri da cui sono uscite (carceri che nel frattempo non saranno né aumentate né si saranno allargate).

Il tutto senza considerare l’ulteriore danno alla società per la riduzione della sicurezza sociale, per i furti, per le violenze, etc.

Il problema di noi italiani è che non pensiamo al futuro perché non facciamo tesoro del passato; abbiamo la presunzione di inventare sempre tutto ex-novo, senza far tesoro delle esperienze passate, positive o negative che siano, e così continuiamo ad essere condannati a ripetere e rivivere la nostra storia, senza costruire nulla che la possa migliorare.

L’anonimato economico è a rischio! venerdì 29 marzo 2013

Posted by andy in Internet e società.
Tags: , , , , ,
add a comment

Riprendo una notizia (Cayman, hacker vende online le società. “La crisi? Colpa dei paradisi fiscali”) per fare qualche considerazione.

In sintesi, la notizia è che Paolo Cirio ha messo on line sul sito loophole4all.com l’opportunità di comperare, per soli 99 centesimi i certificati di proprietà di società anonime registrate alle Cayman.

L’anonimato fiscale porta grandi vantaggi economici, questo è risaputo, ma è la prima volta che la finanza si trova di fronte ai reali rischi derivanti dall’anonimato stesso.

In effetti, se la proprietà è rappresentata da un semplice certificato al portatore, la sua falsificazione consente a chiunque di assumere l’identità del reale titolare.

In sostanza, ci si sta rendendo conto che tutti possiamo essere ‘anonimi’, se lo vogliamo.

Ma ciò che è di proprietà di un anonimo, di fatto è di proprietà del primo che arriva a reclamarne la proprietà.

In conclusione, in futuro l’anonimato tenderà sempre di più ad essere utile soltanto per rappresentare opinioni, ma non interessi economici.

Quanto siamo affezionati al bollino sulla patente martedì 26 marzo 2013

Posted by andy in Miglioramento, Pubblica Amministrazione.
add a comment

Circa 30 anni fa conobbi dei trasportatori turchi, e non ricordo come finimmo con il parlare delle patenti di guida (forse, tanto per ridere, per vedere come eravamo stati ritratti nelle diverse foto tessera).

Io mostrai la mia: la cara vecchia patente color rosa, coperta di bolli di rinnovo e di tasse di concessione.

Vidi nei loro occhi una strana luce: mi stavano guardando come se fossi un uomo di Neanderthal …

E poi capii, quando mi mostrarono la loro patente: era di plastica, ed aveva tutto l’aspetto di una carta di credito.

Siamo nel 2013, e pare che da quest’anno diverrà obbligatoria la ‘patente europea’ (ovverosia la tessera di plastica in formato carta di credito), e quindi anche quelle storiche di carta telata rosa dovranno essere sostituite.

‘Finalmente stiamo passando dal medioevo all’era moderna!’, ho pensato.

Niente più ‘bolli’ da appiccicare!

E invece no! L’italiano non può vivere senza carta e bolli!

Non ci credete? Ebbene, sulla nuova patente europea, il rinnovo periodico viene attestato dall’apposizione di un bollino sul retro della patente!

Se non vivessi qui e mi raccontassero una cosa del genere, penserei certamente ad uno scherzo!

Comunque sul certificato medico di rinnovo della patente ci sono:

  • N. 5 timbri, di varia foggia,
  • N. 2 firme
  • N. 1 marca da bollo
  • N. 1 fototessera (OK, questa può servire sul serio!)

 

Perché le PMI italiane non lavorano in modo strategico? martedì 5 marzo 2013

Posted by andy in Miglioramento.
Tags: , , ,
add a comment

Recentemente ho letto un articolo sul perché le aziende non lavorano per progetti (implicitamente suppongo che si riferiscano specificamente a quelle italiane).

Un fattore critico è, a parer mio, l’incapacità della proprietà, o comunque di chi amministra l’azienda, di delegare.
O meglio, quando si delega, lo si fa soltanto nella forma e non nella sostanza.
I motivi possono essere molti, dalla gelosia, alla presunzione, al voler mantenere posizioni e ruoli accentrando e non facendo circolare le informazioni.
Purtroppo la vera delega presuppone la fiducia e la stima della persona a cui si delega, oltre che l’assegnazione di budget e di autonomie decisionali e di spesa.

Ecco, forse uno dei fattori critici è che in Italia si tende a vivere (e a gestire il business) alla giornata, e non strategicamente, pianificando a medio e a lungo termine.
Ovviamente le cause di ciò non sono da imputare interamente agli imprenditori: chi si trova a dover sbarcare il lunario in situazioni in cui lo Stato e le banche pretendono puntualmente quanto spetta loro, ‘dimenticandosi’ invece a loro volta di rispettare i propri impegni, non può certo fare affidamento su cash flow, pianificazioni e strategie: le cose si fanno quando si può, e non quando si vorrebbe.

Un altro fattore che si oppone alla delega è la ‘refrattarietà’ delle persone a farsi ‘misurare’: non esiste responsabilità: senza controllo.
La gente non ama ‘prendere brutti voti’ sul lavoro, e comunque per correre tale rischio vuole incentivi economici che le aziende, di solito non offrono.

Come dicono gli arabi, pagare moneta, vedere cammello ….
… e come gli anglosassoni, pay peanuts, get monkeys.
In Italia più semplicemente diciamo: chi più spende, meno spende.