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Etica e disastro economico venerdì 26 settembre 2008

Posted by andy in pensieri.
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L’attuale disastro, etico ma anche economico, derivano dalla cultura della massima redditività a breve termine importata da un mondo, quello di oltre oceano, completamente diverso dal nostro.
Vorrei dire che in sé non sia sbagliato (pur non pensandolo), ma Emron e Lehman Brothers insegnano (qui da noi siamo ancora solo degli apprendisti – vedi Cirio e Parmalat).

È vero che si iniziano a percepire i segni di una controtendenza (certificazioni etiche e non, come la SA8000, la ISO14001, la OHSAS18001) per non parlare della BS25999 che si concentra sulla <i>business continuity</i>.

Il guaio è che negli ultimi anni gli incentivi ai commerciali ed ai manager sono sempre stati basati sul fatturato e non sull’utile, ed a fine anno e non a più lungo termine.
Questo ha significato acquisire ordini in perdita (la provvigione era garantita dal fatturato e non dall’utile di commessa) ed a operazioni di ‘risanamento’ basate su tagli selvaggi e non ragionati, finalizzati a fare un utile di cassa a fine anno su cui portare a casa dei premi.
Poco ha importato se quei tagli hanno negli anni seguenti alla distruzione dell’azienda.

Ciò che manca è una cultura del business a medio e lungo termine.

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Ambient awarness ed il successo di Twitter e Facebook venerdì 26 settembre 2008

Posted by andy in Internet e società, pensieri.
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Checché si dica che viviamo nell’era dell’informazione, in realtà a parer mio stiamo andando verso l’era della disinformazione (ovviamente sto esagerando un po’, ma ora chiarisco il concetto).

Premetto che sono affascinato dalla tecnologia, in ogni sua concretizzazione, in modo che non sono uno <i>contro</i>, bensì uno <i>a favore</i>.

È un dato di fatto che in mezzo a troppi dati diviene difficile capire quali siano quelli interessanti, e la Statistica esiste proprio per la necessità di evincere informazione da un mare di dati singolarmente insignificanti.

Viviamo in un tempo in cui tutti passano molto tempo a raccontare e a pubblicare in Rete di tutto, in tempo reale, senza fare prima una sintesi.
Ormai si <i>chatta</i> selvaggiamente, riempiendo il tempo di parole, ma poco di contenuti.

Manca il momento della sintesi personale, quello che un tempo esisteva mentre si scriveva una lettera, che per forza di cose ti limitava nel tempo e nello spazio a disposizione, ed in qualche modo costringeva il destinatario a prendersi del tempo e a dedicare attenzione alla lettura.

Ormai l’obiettivo sembra essere diventato quello di raccontare tutto ciò che passa per la mente, senza preoccuparsi di chi lo leggerà e di come lo interpreterà, togliendo quindi a ciò che pubblichiamo lo status di pensiero, e lasciandogli solo quello della sensazione ed emozione (non che questo sia sbagliato in sé, intendiamoci).

Resta solo da capire perché pubblichiamo tutto, ma proprio tutto, ciò che ci passa per la mente.

Qual’è per ciascuno di noi il motivo per cui pubblichiamo dei contenuti?
– Migliorare il mondo?
– Lasciare una traccia del nostro pensiero?
– Lasciare una traccia del nostro evolvere emotivo?

In pratica forse varrebbe la pena di chiedersi cosa se ne farà Internet (intesa come Rete in sé, ma anche come pubblico di lettori) dei nostri post tra uno, dieci, cento, mille anni anni, perché ormai l’informazione è per sempre (Echelon e le varie telco insegnano …)