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Internetcrazia mercoledì 29 luglio 2020

Posted by andy in Internet e società, Politica.
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Scrivo questo post sul mio blog invece che su Wikipedia, ove avrebbe avuto la giusta collocazione, sia come memoria storica, sia come anello di congiunzione nell’evoluzione tra la Seconda Repubblica e la nascita del Movimento 5 Stelle: Wikipedia ha infatti ritenuto questo contenuto non sufficientemente enciclopedico per essere eligibile per la pubblicazione.

Internetcrazia (IC) è stato un movimento politico fondato nel 2005 a Correggio (Reggio Emilia), e si pone come antesignano del Movimento 5 Stelle, nato soltanto a fine 2009.

Il partito è stato sciolto nel 2010, dopo la fondazione del Movimento 5 Stelle.

Il suo scopo era promuovere la democrazia diretta attraverso la E-democracy, sfruttando le potenzialità di Internet grazie alla sua capillarità, alla sua crescente diffusione ed alla mancanza di censura da parte della stampa.

Come riportava il sito: “Internetcrazia è il partito che usa internet come strumento con cui tutti possono prendere parte collegialmente alle decisioni!“.

Oggi ne rimane memoria soltanto negli archivi Internet.

Il partito si costituisce inizialmente come associazione a fini politici e senza scopo di lucro.

Storia

Origini

Il movimento (e poi partito) ha origine da cinque ragazzi che non si riconoscevano in altre formazioni politiche e nei meccanismi di rappresentanza esistenti.

Uno dei valori a cui i fondatori volevano ridare la dignità che gli era dovuta era la rappresentanza diretta del singolo nelle decisioni politiche dello Stato.

Fondazione

Il partito viene fondato nel 2005 da cinque giovani di Reggio Emilia: Paolo Trevisi, Stefano Bertolani, Andrea Menozzi, Fabio Parigi e Daniele Razzoli.

Valori fondanti

Internetcrazia fondava la propria mission su tre valori fondamentali:

  • riportare la democrazia al suo spirito originale;
  • promuovere e valorizzare la partecipazione di tutti attraverso Internet e le sue tecnologie, per favorire la democrazia diretta;
  • promuovere la discussione e la collaborazione costruttiva tra tutti, ripudiando ogni forma di aggressione nella comunicazione verso gli altri soggetti politici.

L’obiettivo era quindi quello di ripristinare una rappresentatività diretta del cittadino, eliminando la ‘delega in bianco’ al politico eletto senza vincolo di mandato.

Ulteriore aspetto rilevante era quello di consentire al popolo di intervenire rapidamente nell’esprimere la propria opinione su argomenti in cui altrimenti, per la lentezza della burocrazia del sistema elettorale, il governo normalmente prende decisioni che possono essere in contrasto con la volontà degli elettori.

Funzionamento di Internetcrazia

Sfruttando Internet come canale per rendere più facilmente accessibili i programmi politici e più partecipativo il voto, Internetcrazia ipotizzava un sistema innovativo per la selezione dei programmi e dei parlamentari da eleggere.

L’idea era quella di dividere il programma politico in sette aree tematiche:

  • Istruzione
  • Sviluppo tecnologico
  • Economia e finanza
  • Politiche sociali
  • Politica estera
  • Sanità
  • Sicurezza

L’idea era quindi quella di abbandonare l’idea di un Parlamento basato su partiti politici e di trasformarlo in un organismo suddiviso in aree di governo tecniche.

Pertanto i candidati per le elezioni non si proporranno più per un partito, ma per una specifica area.

Al momento del voto l’elettore avrebbe dovuto scegliere i propri sette rappresentanti, uno per settore. I cento più votati sarebbero andati alla camera (unica).

I più votati per ogni area sarebbero entrati nel governo ed il più votato tra tutti sarebbe diventato premier.

A differenza dal sistema attuale, le funzioni del Parlamento così ipotizzato sarebbero avrebbero dovuto elaborare politiche e proposte di legge dovendo sempre confrontarsi con il volere del popolo, espresso attraverso la piattaforma di voto.

Adesione al partito

Inizialmente per diventare ‘Internetcratici’ era sufficiente registrarsi sul sito creando un proprio account.

In una fase successiva si è passati al tesseramento.

Ideologia

Internetcrazia non si fondava su ideologie di alcun tipo: si concentrava invece sui meccanismi utili a ridare valore alla democrazia diretta, sfruttando Internet come canale che doveva offrire a tutti la parità di diritto di accedere all’informazione ed alla propria rappresentatività politica, favorendone la partecipazione.

Meccanismi di rappresentanza

Internetcrazia non era per l’abolizione dei meccanismi di rappresentanza: si proponeva invece di ridurre i livelli di stratificazione delle deleghe assegnate mediante il voto (amministrativo o politico).

La gerarchia della rappresentanza era pertanto ridotta a tre soli livelli:

  • elettori (tutti i cittadini maggiorenni);
  • delegati (cittadini che raccolgono deleghe di voto da altri cittadini);
  • parlamentari (cittadini delegati a rappresentare ufficialmente nelle sedi di potere il popolo internetcratico).

Simboli

Logo di Internetcrazia

Il simbolo del partito era una mano stilizzata con l’indice puntato, a simboleggiare il cursore del mouse quando posizionato su un collegamento ipertestuale puntato sopra ad una figura stilizzata di uomo.

I due elementi erano inscritti all’interno di una circonferenza, all’esterno della quale era riportato il nome del partito.

Il colore sociale prescelto era l’arancione.

La piattaforma http://www.internetcrazia.com

Il sito ufficiale del partito era www.internetcrazia.com, oggi disponibile soltanto negli archivi di Internet.

Il sito era basato sul CMS Joomla!, ed oltre a contenere tutte le informazioni relative al partito, era anche il portale di discussione ufficiale.

Finanziamento / Merchandising

Temendo potenziali derive e degenerazioni derivanti dal finanziamento del partito, Internetcrazia affidava la raccolta delle risorse necessarie a contributi volontari, al tesseramento e a proventi derivanti da eventi, pubblicazioni ed altre iniziative.

Oltre a queste entrate erano anche contemplati contributi pubblici e non, e rendite derivanti dal proprio capitale.

Internetcrazia non voleva avere un merchandising ufficiale, per prevenire qualsiasi inquinamento derivante dalla circolazione di denaro, o comunque potesse sollevare qualsiasi sospetto sugli scopi del partito o nella sua gestione.

Il partito aveva quindi predisposto il materiale grafico e le istruzioni utili per autoprodurre o far produrre volantini, magliette, o qualunque altro oggetto utile alla promozione dell’immagine del partito.

Riferimenti:

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