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Può un computer possedere del denaro? lunedì 10 maggio 2010

Posted by andy in Internet e società, pensieri, tecnologia.
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6 maggio 2010, ore 2:47 P.M. ora locale: un banale errore umano (una lettera digitata al posto di un’altra) fa precipitare di 1.000 punti l’indice azionario di Wall Street.

Il problema ovviamente non è stato tanto quello del singolo errore, quanto quello della reazione a catena dovuta alle conseguenti elaborazioni automatiche e relative rapidissime sequenze di acquisti e vendite basate sulle proiezioni fatte dai sofisticatissimi algoritmi di previsione finanziaria.

E questo ha finalmente portato sulle prime pagine un problema: quanto si può delegare nella gestione finanziaria ad un computer (o meglio ai suoi algoritmi)?

Ma questo, se vogliamo, è un problema terra terra; un problema più sottile, invece, che già molti si pongono da almeno due o tre lustri, è il seguente: può un computer possedere del denaro?

Ma veniamo ora ad un esempio pratico, su cui iniziare a ragionare; lungi da me l’idea di dare una risposta definitiva, voglio dare invece a tutti uno spunto per ragionarci su un po’.

Ed ecco il semplice scenario:

  • l’esempio prevede tre attori: un mero fornitore di tecnologia (ASP), un investitore, ed un intermediatore finanziario;
  • l’intermediatore finanziario si trova all’interno di una stanza senza vetri (attenzione! Non è la scatola del gatto di Schrödinger! :-), con due feritoie per inserire ed estrarre soldi;
  • il provider fornisce il servizio in cambio di un canone fisso mensile (senza percentuali sulle transazioni – per la corrente, la connettività ed i panini del bar);
  • l’investitore inserisce soldi in una fessura della stanza, e da questa ritira  il capitale con gli interessi, fissi, stabiliti inizialmente;
  • l’investitore e il provider non possono sapere se nella stanza ci sia una persona o un computer;
  • l’intermediatore finanziario, dentro la stanza, investe ed aumenta il capitale;

Supponiamo ora che l’intermediatore sia un professionista in grado di garantire l’interesse del 10% sulla somma che gli date da investire.

Supponiamo anche che questa persona sia in realtà così brava da essere capace di portare a casa più del 10%, diciamo il 15%, tanto per fare un numero.

Voi gli date 100 Sesterzi da investire, e questa persona, correttamente, ve ne restituisce 110.
Ma se questa persona ha fatto ciò che sa fare, in realtà ha incassato 115 Sesterzi, e quindi ha potuto trattenerne 5.
Che voi lo sappiate o meno, non conta: lui ha rispettato i patti; il 10% vi aveva promesso, ed il 10% vi ha fatto guadagnare.
Nessuno può mettere in dubbio che il 5% in eccesso sia di proprietà di questa persona.

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Ed ora viene il bello: ecco il quesito.
E se questa persona fosse in realtà un computer?
Può un computer possedere dei soldi?

Qualcuno potrebbe eccepire che un computer non può possedere denaro, perché non saprebbe cosa farsene.

Ma la questione proposta è diversa: se i diversi attori che interagiscono con un computer che investe denaro non hanno titolo per ‘mettere le mani’ sul denaro prodotto, si può ritenere che questo sia nelle disponibilità / proprietà del computer che lo ha realizzato?

In sintesi: data all’investitore la percentuale dovuta, e pagato il canone di funzionamento al provider (corrente, connettività, manutenzione, etc.), il delta di denaro rimanente di chi è?

Inoltre il computer può sapere cosa farsene: se è stato programmato per fare investimenti, continuerà ad investire il denaro che ‘ha in pancia’, producendo (ci si augura!) altro denaro.

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Qualcun altro potrebbe eccepire che non è possibile che l’intermediatore garantisca un interesse fisso, e che il provider o l’investitore dovrebbero ricevere anche il surplus di interessi; ma questo sarebbe vero se partecipassero anche al rischio: nel caso l’intermediatore non riuscisse a garantire l’interesse promesso, dovrebbe avere il diritto di non rispettare l’impegno preso garantendo un interesse fisso (oneri ed onori).

Ed in ogni caso questa considerazione esula dall’esempio proposto.

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Mi riferiscono di una puntata di Ghost in the Shell SAC in cui gli algoritmi di un trader continuavano a fare soldi anche dopo che lui era morto. C`era una battuta simile a questa: “Gli uffici legali avranno di che lavorare, chissà se un algoritmo può ereditare del denaro“.

In realtà i primi accenni alla questione sono vecchi di almeno dieci o quindici anni; nonostante gli anni trascorsi, il problema risulta essere non solo ancora aperto, ma più attuale che mai.

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